Voto europeo: il duplice D Day

lodi europee astensionismo

di Massimo Lodi

Andiamo a votare per l’Europa, risultandoci l’Europa assai distante. Colpa d’una campagna elettorale italianizzata quanto poche in passato. A chiedere in giro cosa differenzia un partito e l’altro nella visione continentale, si ricevono risposte imbarazzate/vaghe. Certo, appare chiaro lo spartiacque fra i sovranisti che demonizzano, pur in discorsi-marmellata, il Moloch di Strasburgo e Bruxelles, indicato come causa principale dei nostri guai, quand’è vero il contrario (si pensi al generoso aiuto durante la pandemia); e fra gli antisovranisti che sostengono la necessità d’allargare gli accordi inter-stati sino a renderli omogenei scacciando le disarmonie. Però anche costoro han mischiato temi extranazionali ad argomenti nazionali, alla fine dando maggiore evidenza ai secondi rispetto ai primi. L’esito è una sorta di referendum sul governo Meloni; e un sondaggio nella maggioranza Fratelli d’Italia-Forza Italia-Lega; e una verifica a sinistra della prevalenza d’egemonia tra Pd e M5S; e una disperata ricerca di visibilità dei centristi, Renzi per suo conto e Calenda idem; e infine un responso circa il pacifismo tout court, senza sbocchi pratici, dell’estremismo rossoverde.

Cos’ha capito l’elettore? Soprattutto che la sua scheda verrà usata a scopo in parte diverso da quello per il quale è stato chiesto di riempirla con croce e preferenze. Tu dacci il consenso e poi vedremo noi, è il messaggio arrivato da ogni versante. Tipico del sistema proporzionale: incita a concedere fiducia a una forza politica, che successivamente si riserva d’usarla come più le sembra opportuno. Non una bella prospettiva, né si può tacciarla di qualunquismo e invece chiamarla realismo: spesso è accaduto di veder schierarsi il proprio partito, nel dopo urne, con partner inimmaginabili alla vigilia.

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Massimo Lodi

Questo serve a dire, svaporati gli ultimi fumi d’una propaganda chiusasi nel consueto/stantìo/beffardo promessificio, che il rischio astensionismo è alto. Si teme addirittura, e sarebbe la prima volta, un calo di votanti sotto il cinquanta per cento. Ipotesi infausta, specie nel momento più drammatico vissuto dall’Ue: è partecipe indiretta, e però attivissima, d’una guerra ai suoi confini e versa in condizioni economico-sociali difficili. Inoltre molti stati che la compongono sono guidati da governi renitenti a scelte radicali d’occidentalismo e idem a rinunce di minime quote della loro sovranità così da consolidare quella generale, che se bene applicata non farebbe male a nessuno. Anzi, farebbe bene a tutti.

Sembra utile ricordare agl’indecisi che cosa sarebbero l’Europa e il mondo se ottant’anni fa l’immenso sacrificio dello sbarco in Normandia non avesse dato la spinta decisiva alla sconfitta del nazifascismo. Fu un tributo generoso a libertà e democrazia, sarebbe ingeneroso dimenticare oggi i martiri di ieri disconoscendo il valore di quell’impresa che aprì le porte a un mondo migliore, non meritevole di vedersele chiudere in faccia. Tale è il significato della rinunzia a un diritto-dovere (il duplice D Day? Ma sì). A evitarla basta lo sbarco nella Normalità del buonsenso.

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