Vuelta, 7a tappa: a Cerler la magnifica rinascita di Ayuso. Tiberi sprofonda

Juan Ayuso vuelta
Juan Ayuso

Non è una vittoria, la prima alla Vuelta, è un trionfo. Juan Ayuso risorge sui Pirenei  e a Cerler centra, dopo una tappa superlativa con assolo finale, il 15° successo in carriera. Il primo per un corridore spagnolo in questa Vuelta. Stupendo secondo posto, a 1’15”, per Marco Frigo. Il norvegese Torstein Traen taglia il traguardo nel gruppetto dei migliori senza apparente fatica e conserva la maglia rossa di leader conquista ieri a Pal (Andorra).

Che orgoglio

“Non so se questa vittoria è una redenzione – afferma a caldo Ayuso – di certo è una vittoria di orgoglio. Prima di prendere il via ho parlato con un corridore della Visma di una possibile fuga. Mi ha risposto che non mi avrebbero lasciato andare perché ancora troppo vicino in classifica. Così non ho avuto altra scelta di partire fortissimo”.

Partenza a tutta

Il corridore alicantino prende il largo sulle dure rampe del Port del Cantò dopo venti minuti di corsa è già solo. In discesa lo agganciano Vine, Pedersen, Quinn, Howson, Tejada, Rolland, Nicolau, Garcia Pierna, Vermaerke, Sepulveda e Marco Frigo. A 11 km dal traguardo, appena inziata la salita finale, l’affondo di Ayuso. Frigo lo rintuzza, ma dopo poco più di un chilometro la rasoiata decisiva. “La salita finale è stata lunga – prosegue Ayuso – ho sentito lo sforzo fatto nella prima parte della tappa. Non ho voluto rischiare di arrivare in gruppetto anche se sono abbastanza veloce. Se hai le gambe megklio andare solo. Dà anche più soddisfazione. Ora in questa Vuelta mi piacerebbe ripetere una giornata così. È un obiettivo chiaro, ma c’è anche Almeida che sta bene e punta alla vittoria finale”.

Testa al Ruanda

Nonostante Ayuso si sia riavvicinato ai big della generale, la sua Vuelta è ormai chiaro che sarà in funzione del Mondiale. Valverde in Ruanda punta tutto su di lui per riportare in Spagna la maglia iridata. E non è escluso, anzi è molto probabile, che quella di ieri non sia stata una giornata storta di Ayuso ma una mossa calcolata proprio in questa direzione.

Dominio Uae

Uae dunque protagonista indiscussa di questa Vuelta. La cronosquadre, Vine e oggi Ayuso. Una tripletta micidiale a cui si aggiunge un Almeida in grande forma. Per Vingegaard battere il portoghese non sarà affatto facile. Anche perché la tattica non è molto chiara, forse un segno di debolezza. Certo il danese non ha il modo di correre di Pogacar. Anzi, lui è abituato più che altro a correre di rimessa su Tadej. Però qui, seconda giornata consecutiva di montagna, seconda volta che arriva una fuga. Situazione insolita. Di solito i grandi, non solo Tadej ma tanti altri prima di lui a partire da Armstrong, usavano il primo arrivo in salita per piazzare un colpo forte per marchiare a fuoco la classifica. Stavolta non è così.

Pedersen, che grinta

E Pedersen in fuga? Ha senso che il danese vada all’attacco in una tappa di salita alla vigilia, Zaragoza, di un traguardo adatto a lui? Eh si, perché il norvegese ci tiene eccome alla maglia a verde della classifica a punti. E oggi ha fatto punti pieni, con Philipsen, il suo maggiore rivale, rimasto a secco. Domani gli potrebbe bastare pure un piazzamento. Allenamento per il Mondiale? No, in Ruanda non ci sarà. Poi lui è un corridore sensazionale, dà sempre tutto quello che ha a disposizione.

Bravo Cicco

Veniamo agli italiani. Molto bene Ciccone. Giulio oggi, come da programmi, si è un po’ nascosto, ma quando sulla salita finale Almeida ha allungato alla sua ruota sono rimasti solo Vingegaard e Giulio. Viene da pensare che questi tre si giocheranno il podio a Madrid. Sì, perché Cicco era partito da Torino con obiettivo tappe e maglia della montagna ma è in una condizione straordinaria, forse la migliore della sua vita in una corsa a tappe. A questo punto (4° a 9” da Vingegaard) non si può non pensare alla generale. L’occasione è molto ghiotta.

Tiberi, così non va

Malissimo invece Tiberi, 67° a un quarto d’ora dal vincitore. Le sue ambizioni di classifica finiscono qui. Un’altra occasione sprecata e un futuro da rivedere. Bene invece Giulio Pellizzari, che non perde un metro. In classifica è 8° a 2’53” da Traen, con lo stesso di tempo di Hindley il capitano designato  della Red Bull. Poi c’è Fortunato. Lo considerano in pochi, ma intanto è lì, 5° a 5” da Ciccone.

Bravo Marco

Infine applausi per Marco Frigo. Il veneto non sarà un vincente, ma è un duro, un cagnaccio, che non molla mai. E oggi ha dimostrato il suo valore. Lo rivedremo. E per la Nazionale in Ruanda sarà una pedina preziosa.

L’emozione di Ayuso al traguardo

La tappa di domani

La 7a tappa – Ordine d’arrivo e classifiche 

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