Palio di Legnano: le pagelle. Bene pubblico e gara, Compagnia della Morte da rivedere

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LEGNANO – Sugli scudi o nella sabbia, ecco le nostre pagelle di “fine anno” per il Palio di Legnano 2022, vinto dal fantino Valter Pusceddu, portacolori della Contrada San Magno (nelle due foto sopra e sotto, di Francesco Morello). Riprendendo lo slogan di quest’anno, chi ha lasciato “un’impronta nella storia” e chi no.

Promossi

Bighino. Torna a 9 anni dall’ultima corsa: in mezzo una squalifica a vita, poi ridotta con la condizionale, e tanta, tanta voglia di spaccare il mondo e prendersi la rivincita. Che arriva, subito, con una batteria e una finale in cui dietro al canapo ha disposto a suo piacimento di tutto e tutti, fino ad ottenere quello che voleva per prendersi la testa dal primo all’ultimo metro con Star e da star. Protagonista assoluto.

Contrade. Che siano la sfilata, la cena della vigilia, gli eventi prima e dopo i 100 giorni, la passione, il tifo sugli spalti, ci sono sempre, e nella forma migliore. Patrimonio della città, 365 giorni all’anno.

Pubblico. Caloroso e festoso, coreografico o disperso, il popolo degli spettatori più che partecipare alla festa la fa, allo stadio come nelle strade della città, dove si è rivista la folla degli anni pre Covid. Niente mascherine ma seggiole e davanzali gremiti, con intere famiglie a seguire la sfilata, senza perdersi un dettaglio. Questa sì è partecipazione.

Secondo i dati resi noti oggi pomeriggio, lunedì 30 maggio, a Palazzo Malinverni (qui sopra, la Reggenza della Contrada vincente nelle persone dello Scudiero di San Magno, Matteo Magnani, del Gran Priore Roberto Scarpa, del Capitano Alessandro Zanovello, della Castellana Lavinia Mescieri e della Gran Dama, Monica Landini Vizzolini) allo stadio erano presenti più di 8.000 spettatori per un incasso di 175.000 euro, mentre 76.000 persone hanno seguito la diretta in streaming on line e 270.000 quella tv su Antenna3.

Bocciati

Compagnia della Morte. Anni fa i cavalieri partivano a palla di cannone dalla stessa posizione del canapo, a spada sguainata e puntata in avanti; facevano tremare la terra e rapivano respiro e pensieri. Insomma, un tuffo al cuore. Oggi passeggiano al trotto in tondo al campo, distanti e svagati. Rivedere la formazione, grazie.

Alberto da Giussano. Sprona, incita, lavora di staffe e di briglia, oltre che di voce. Niente da fare: il cavallo non si impenna, non ne vuole sapere e nulla gli farà cambiare idea. Anche qui, è venuto meno uno dei momenti più esaltanti e coinvolgenti della giornata. Da iconico a quasi comico.

La Flora. Da campioni a ultimi, il Palio è breve. Brevissimo per i rossoblù, detentori per poco più di 8 mesi e subito eliminati con distacco alla prima batteria. Per la rabbia, le lacrime e gli sguardi persi nel vuoto dei sostenitori più accaniti, che prendono presto la via di casa.

Rimandati

Fondazione. Giudizio sospeso a soli 3 mesi dal suo insediamento, spesi per apparecchiare di corsa l’edizione della ripartenza. Gli effetti, e le differenze col passato, se ci saranno si vedranno in futuro. Di sicuro, il lavoro non manca. «Il risultato così com’è è perfetto» per la presidente, Maria Pia Garavaglia, «possiamo solo cercare di ampliare i progetti sul Palio. Questo non vuol dire che non c’erano crepe e imperfezioni, ma nei grandi eventi il punto decisivo è se è andato tutto liscio, e così è stato».

Da parte sua il Supremo Magistrato, Lorenzo Radice, ha già qualche idea in mente. «Quello che c’è da fare – osserva il sindaco della città – è che questo Palio può parlare all’Italia. Per farlo, serve un percorso che va costruito, anche con i finanziamenti necessari. Se vogliamo fare il salto di qualità, dobbiamo fare un’altra scommessa dopo quelle fatte e vinte fin qua. E lavorare su strutture, su quali aspetti della manifestazione rivedere, su altre location, come il Castello. Ci vuole tempo e fatica, ma ci proveremo».

Tribuna. Seggiolini ancora impolverati per chi ha pagato da 35 a 70 euro; almeno sui gradoni non si è vista la sporcizia di certe edizioni passate. Rimane il problema di dove alloggiare la stampa, finita in mezzo al pubblico o su sedie sgangherate. Sono comparse le prese elettriche per telefoni e computer, ora si attendono postazioni più consone e wi-fi.

Comunicazione. Lo speciale omaggio di 40 pagine su ogni posto a sedere del campo è da collezione, ma con fantini e cavalli della Provaccia serve poco la domenica del Palio. Ben venga il tavolo di confronto con gli operatori dell’informazione (più di 100 domenica fra giornalisti, videomaker e tecnici) auspicato da alcuni.

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