MILANO – Giovanna Saporiti non avrebbe mai saputo nulla delle pressioni ricevute dalla sorella Paola, allora assessore a Cassano Magnago, in merito a quella mazzetta da 500 euro versata a Nino Caianiello come contropartita dell’incarico ottenuto in Alfa. Lo ha detto oggi, 9 gennaio, in tribunale a Milano per la prima udienza del 2023 di Mensa dei poveri.
La busta al bar
Paola Saporiti si era presentata il 26 giugno 2018 all’Haus Garden di Gallarate consegnando all’ex plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Varese una busta contenente 500 euro in contanti. Quello scambio, ripreso dalle microcamere piazzate al bar dagli investigatori, divenne l’immagine simbolo dell’inchiesta giudiziaria che ha decapitato il vasto e ramificato sistema di potere che Caianiello era riuscito a creare pilotando appalti e incarichi pubblici.
Ma di quella busta, ha raccontato oggi davanti ai giudici, Giovanna Saporiti non avrebbe mai saputo nulla, né tantomeno delle pressioni che la sorella avrebbe subito. Molto probabilmente perché Paola non voleva gravare – aggiungendo ulteriori preoccupazioni – sulla già difficile situazione che la donna stava vivendo (la commercialista in quel periodo aveva dei problemi con lo studio e anche in famiglia stava vivendo un momento di difficoltà a causa della malattia del marito che si era aggravata).
Ha anche precisato che era stata nominata attraverso regolare bando nel collegio dei sindaci di Alfa e che si è vista rinnovare l’incarico all’unanimità.
Pressioni a Cassano
Già ascoltata come imputata, la sorella Paola ha reso esame e ha detto di aver ricevuto pressioni da Antonio Frascella (ex amministratore unico di Sieco, la società di raccolta di rifiuti a Cassano) e da Salvatore Maida (ex assessore all’Istruzione della giunta Poliseno), entrambi ai tempi personaggi politici molto vicini a Caianiello. Ha spiegato di aver resistito per dei mesi, di essersi in qualche modo opposta, e che da allora erano cominciate le pressioni più pesanti. E’ stato sentito anche il marito dell’ex assessore, dipendente di Sieco, che ha confermato di aver ricevuto all’improvviso due lettere di richiamo firmate dall’allora au Frascella proprio perché la moglie si rifiutava di versare la mazzetta. Un’evidente ritorsione, secondo la sua tesi. La nomina era infatti in scadenza e, secondo quanto testimoniato dall’ex assessore, le era stato detto che o pagava la tangente o il contratto della sorella non sarebbe stato rinnovato.
