Ha fatto bene Giorgia Meloni a saldare il conto del gruppo di connazionali che se l’era date a gambe da un ristorante di Berat, in Albania, senza pagare? La risposta finisce per essere condizionata dagli orientamenti di chi interviene: mossa populista per la sinistra, esempio di buona educazione e di correttezza istituzionale, a tutto favore dell’immagine dell’Italia, per la destra. Ciò a dire che persino un bel gesto, che dovrebbe mettere tutti d’accordo, viene girato in politica. Roba da matti. O, meglio, roba tutta italiana: siamo capaci di contestare la qualunque o, al contrario, di darle merito sulla base delle appartenenze. Per osannare o screditare, mai per restare sul filo della neutralità di giudizio.
A nostro parere, Giorgia Meloni ha dato una lezione di stile a tutti quanti, tanto più che ha messo mano ai soldi personali: 80 euro, non una somma impossibile per una come lei, ma pesa il merito della vicenda, non l’entità della somma. E sul merito di certe sciocchezze goliardiche, più prossime alla cretineria che ad altro, si potrebbero scrivere volumi. La premier dice di essersi vergognata al racconto del presidente albanese, Edi Rama, che durante una riunione conviviale ha reso noto la “fuga” dal ristorante, suscitando l’ilarità collettiva.
Meloni, invece, pare abbia fatto la faccia scura, “ perché l’Italia che voglio rappresentare non è una nazione che fa parlare di sé all’estero per queste cose, che non rispetta il lavoro altrui, che pensa di essere divertente fregando gli altri”. E’ così che ha dato mandato all’ambasciatore a Tirana di provvedere alla bisogna. Eppure, anche questo ha creato polemica. Non c’è che dire: siamo un Paese straordinario e, a volte, dentro questo straordinarietà, inciampiamo nella sciatteria. E nell’illusione della furbizia. Forse è proprio da queste piccole situazioni che all’estero ci siamo meritati la pur offensiva definizione di “pizza e mandolino”. Immagine inaccettabile, ma dovremmo essere capaci di capovolgerla evitando certi comportamenti. Che fanno parte di pratiche per nulla ortodosse e, diciamo così, per minimizzare, pratiche da ragazzini maleducati in vena di strafare.
Ce l’ha fatto sapere Leonardo Pieraccioni in mitiche scene di suoi film, da I laureati fino a Un fantastico via via, con svicolate architettate al momento per non pagare il conto del ristorante. Per non dire di quanto accadde alla pizzeria Capri di Busto Arsizio soltanto qualche mese fa: un famigliola scroccona che lasciò il tavolo con la scusa di fumare una sigaretta e non fece più ritorno. Il proprietario, Gino Savino, espose nel locale un cartello con l’obbligo di consegnare un documento alla cassa prima di assentarsi per fumare (“Episodi troppo ricorrenti”) scatenando un canea mediatica, come fosse la più turpe e diffusa delle truffe nazionali.
Insomma, siamo recidivi. E capaci di indignarci se qualcuno, in questo caso nientemeno che la premier, ci fa notare che viaggiamo sopra le righe, che certe stupidaggini non si fanno, che l’astuzia presuppone tutt’altro rispetto a uno scontrino dimenticato non per caso. Ma sì, questa volta Giorgia Meloni ci ha dato un bella lezione di comportamento, che, metaforicamente, vale sempre e per molto altro. Esagerata nei modi? Anche no: quando servono, gli scapaccioni hanno valore pedagogico. Non soltanto per i bambini.
