LONATE POZZOLO – Una pace dal valore di milioni di euro quella tra gelesi, a Busto, e calabresi tra Lonate e Legnano, quella che emerge dalle 5mila pagine con le quali il Pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti ha chiesto 153 misure di custodia cautelare ipotizzando l’esistenza di un “consorzio” tra associazioni di stampo mafioso capace di riunire sotto un solo cartello camorrra, ‘ndrangheta e mafia siciliana.
Ricostruire la locale di Lonate
E’ accaduto anche sul nostro territorio. I nomi delle persone coinvolte sono noti. Sono gli stessi che da oltre 20 anni compaiono nelle ordinanze relative ad altrettante indagini mirate a smantellare la locale di Legnano-Lonate, al cui vertice stava il boss Vincenzo Rispoli, oggi al 41 bis, e gli affari della mafia del mandamento di Castelvetrano e dei Rinzivillo a Busto Arsizio. Bad Boys, Krimisa o Tetragona, questi i nomi delle inchieste che hanno sistematicamente portato in cella i protagonisti di affari e sodalizi. E ogni volta affari e sodalizi sono stati capaci di riorganizzarsi. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano la locale di ‘ndrangheta lonatese avrebbe visto adesso al vertici, dopo gli arresti tra Lonate, Ferno e Legnano del 2019 e del 2020, dal legnanese Massimo Rosi incaricato della riorganizzazione dallo stesso Rispoli nonostante questo si trovasse in carcere.
E proprio Rosi il 24 aprile 2021 ha organizzato a Castano Primo, su un terreno riconducibile a Giacomo Cristello un summit-pranzo finalizzato alla ricostituzione della locale Legnano-Lonate al quale erano presenti anche Dario Nicastro, da sempre vicino ai Rinzivillo, ed altri esponenti, diventati noti nel corso degli anni perché coinvolti in numerose inchieste, a loro volta vicini alla criminalità organizzata gelese, Al tavolo anche nuovi aspiranti affiliati. Rosi, grazie ad una fitta rete di conoscenze, era presente in diverse società. Come la Seven Space di Busto Garolfo, dai cui uffici gli inquirenti hanno ascoltato numerose conversazioni tra gli indagati. La ditta di occupa di ristrutturazioni e bonus 110%; uno degli affari che per gli inquirenti il sodalizio riteneva più remunerativi. Altro punto di interesse erano i parcheggi. E infatti, secondo quanto ricostruito dalla Dda, c’erano agganci con la Logistica 2000 compare la figlia e gestisce parcheggi di importanti ospedali pubblici e privati. Stando agli inquirenti il “consorzio tra mafie” radicato tra Milano e Varese era in grado di far girare centinaia di milioni di euro.
I carcerati vengono prima
Senza mai dimenticare chi è in carcere e va aiutato, così come devono essere sostenuti i suoi famigliari. In questo caso la “bacinella”, ovvero il fondo destinato al sostegno dei ristretti, sarebbe cresciuta in modo esponenziale. Lo dicono gli stessi indagati: «I soldi servono per i carcerati, quando viene ALE, “ALE i soldi li ho presi io, perchè? Per i carcerati! Sono serviti ai carcerati! – Adesso vediamo di… come si può fare… mandiamo…in settimana, un pensiero per i carcerati! Stoppiamo tutti i pagamenti! per tutti! – Mandiamo un pensiero per i carcerati! Quello che tu riesci a fare, dopo qui! è la cosa principale, i carcerati..! – … i carcerati devono essere i primi a fare. Poi che siamo ad attaccarci i calabresi , o i napoletani o i siciliani, i carcerati vanno mantenuti prima di ogni altra cosa a questo mondo! penso che tu lo sai meglio…- io passo da Roma – me li lasci a me? – e te li lascio a te ..e tu te la vedi tu – … i carcerati devono essere i primi a fare..». Parole intercettate durante uno dei tanti summit, 21 per la precisione, tenutosi in quest’occasione a Dairago.
