Orino paese del dialetto: un museo, un libro di racconti e un percorso nei cortili

orino paese del dialetto
Una delle riunioni del gruppo del dialetto di Orino, da cui è nato il terzo volume di racconti

ORINO – Il cartello di ingresso in paese per chi proviene da Caldana mette subito le cose in chiaro. Sotto l’immagine della Rocca, simbolo del piccolo centro, appare la scritta “Cumun de Urin – Urin paes dul dialet”. Ma Orino paese del dialetto vuole essere molto di più di un soprannome: l’intenzione dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Cesare Moia è quella di farne un tratto distintivo del paese, per farlo conoscere ben oltre i confini locali.

Meta turistica

Del resto i motivi di interesse per visitare Orino non mancano, vista la felice collocazione nel verde del Parco del Campo dei Fiori, con numerosi sentieri, un nucleo storico ben conservato e appunto una testimonianza importante del passato come la Rocca. E Orino, come i paesi limitrofi, è sempre stata una apprezzata meta di villeggiatura, in particolare dai milanesi. La connotazione di “paese del dialetto” vuole essere una spinta in più per portare visitatori sul territorio, a favore delle attività locali.

Il Museo dul Dialet di Orino

Un nuovo volume

Un percorso a cui l’amministrazione sta puntando da tempo, con tanti tasselli che stanno costruendo un puzzle variegato. Un’esperienza che va avanti dal 2019 è quella dei ritrovi del mercoledì: due volte al mese in Biblioteca si riunisce un gruppo di una quindicina di persone, composto principalmente dagli anziani del paese che si ritrovano per condividere racconti ed episodi tramandati di generazione in generazione. Storie che sono state portate su carta, con la pubblicazione negli scorsi anni di due volumi: Urin di temp indrè e Urin di temp indrè dü. Un terzo libro, Urin di temp indrè tri, è in via di stampa e l’auspicio è quello di averlo pronto per Natale.

I due volumi già pubblicati negli anni scorsi

I racconti del passato

A coordinare il lavoro di stesura e raccolta di tutti i ricordi e le memorie è stato Giorgio Roncari, storico della Valcuvia. «Abbiamo parlato di vari argomenti: tra questi le storie di guerra che si raccontavano in casa, le vicende degli emigranti che partivano in cerca di fortuna, l’arrivo delle prime motociclette in paese, l’attività agricola, le influenze e credenze legate alla Luna e i nomi dei prati di Orino». Storie trascritte rigorosamente in dialetto, ma con la traduzione in italiano per chi non mastica la lingua locale. La realizzazione del libro è stata promossa dall’amministrazione comunale che ha ricevuto anche contributi da Comunità montana Valli del Verbano, Parco Campo dei Fiori e Fondazione comunitaria del Varesotto.

Alcuni dei libri della Biblioteca dialettale di Orino

Museo del dialetto e targhe in paese

Presso la Biblioteca una sala è stata allestita a Museo del dialetto, con uno spazio dedicato ai libri dialettali della zona e oltre: presente anche il vocabolario della Svizzera italiana. Quindi gli oggetti d’epoca che raccontano il passato del paese. Ma il museo si estende di fatto a tutto il nucleo antico: nelle vie del centro storico sono state posizionate delle targhe con i nomi dei cortili accompagnati da proverbi, indovinelli e massime in dialetto. Si va dal Cantun di Scarebocc (via dei disegni) fino al Sentee di induinei in dul bosc (via degli indovinelli nel bosco). Sul sentiero per la Rocca invece è stata posata una scultura che raffigura Ul Striun, cioè lo Stregone, firmata da Sergio Terni (nella foto sotto), già autore delle opere in legno realizzate nella vicina Cerro. Una mappa a forma di castagna posizionata nel centro storico del paese segnalerà i percorsi. «Abbiamo chiesto il patrocinio a Regione Lombardia – spiega il sindaco Cesare Moia – abbiamo invitato l’assessore alla cultura Francesca Caruso a venire in paese per conoscere tutto quello che abbiamo fatto».

orino paese del dialetto – MALPENSA24

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