BUSTO ARSIZIO – Capodanno a Mykolaiv e Odessa. Dove c’è «uno strano mix di disperazione straziante e fiducia nel futuro», come racconta il bustocco Giovanni Marchini, membro del Leo Club di Busto Arsizio (la “sezione” giovanile dei Lions Club), che fa parte della delegazione di 18 ragazzi “under 30”, in gran parte in rappresentanza dei Leo Club dei distretti Lions 108 Italy IB 1, IB 2, IB 3, IB 4 e IA 3, che lo scorso 27 dicembre è partita alla volta dell’Ucraina in guerra. Una missione per portare supporto logistico ed economico di diversi club Lions alla popolazione che vive sotto le bombe di Putin.
Il “mood” degli ucraini

Per il giovane volontario bustocco è il secondo viaggio in Ucraina, dopo quello di settembre che era stato già al centro di una serata al Lions Club Bramantesco a Busto Arsizio. Stavolta la trasferta arriva proprio nei giorni dei massicci bombardamenti sui civili nelle città «Le sensazioni che stiamo provando? Dispiacere per le vittime e pena soprattutto per i bambini, che già da piccoli hanno una croce addosso che li influenzerà per il resto della loro vita – racconta Giovanni Marchini – e incazzatura per non essere in grado di fare di più per tutti loro, che dopo averti raccontato le loro storie, una più straziante dell’altra, finiscono sempre con un commento positivo, riferendosi sempre alla fine del conflitto come “la vittoria”. Vogliono solo tornare alla normalità della loro vita».
La missione
Partenza nel pomeriggio del 27 dicembre da Cinisello Balsamo, a bordo di quattro pulmini (messi a disposizione da Jacopo Giuliani, Marchini Piante, Fondazione Clotilde Ronago e San Vincenzo Sesto Calende) pieni di beni umanitari raccolti da soci e clubs Leo/Lions, imprenditori e privati. Tappa a Gorizia, per poi attraversare Slovenia e Ungheria e arrivare al confine con l’Ucraina al checkpoint di Luzhanka, dove hanno affrontato la trafila dei controlli. Entrati in Ucraina, primo stop in hotel a Berehove, il primo paese dopo la frontiera, per poi ripartire all’alba in direzione Mykolaiv, città sul Mar Nero (a una settantina di chilometri a nord di Kherson) che è stata teatro di una delle battaglie più dure dall’invasione russa.
Tappa a Mikolaiv

La carovana è arrivata a destinazione il 30 dicembre, dopo qualche incidente di percorso (uno dei pulmini è finito ai box dopo aver preso una buca a causa della strada molto dismessa) e grazie all’aiuto e al supporto di padre Vitaliy, «prete vincenziano, il nostro contatto di Odessa», come rivela Giovanni Marchini. La delegazione Leo aveva appuntamento al centro Youth of Ukraine, gestito da Maksym (consigliere comunale della città) e legato alla chiesa cristiana “Love of Christ”: è la sede dell’Operazione Colomba, un’associazione nata sotto l’egida della Comunità Papa Giovanni XXIII (fondata da don Oreste Benzi) che fa presenza non violenta nei paesi in guerra. Da lì i Leo, insieme ad alcuni volontari di Operazione Colomba, sono stati a Kazanka, a due ore di distanza, per regalare un pomeriggio di pace e serenità ai ragazzi e ragazze del luogo, tra giochi, balli e canzoni italiane ed ucraine durante una fiera organizzata dai ragazzi del centro per raccogliere fondi per l’esercito al fronte.
Tappa a Odessa

E poi in visita alle zone bombardate di Mykolaiv e ad uno dei 200 dissalatori presenti in città (finanziato dai Lions del distretto 108 Italy IB4 dopo che l’acquedotto della città è stato bombardato lasciando tutta la periferia senza acqua corrente nelle case). «Ci siamo resi conto dei danni che la città e la popolazione locale stessa ha subito e quanto ormai questa guerra di logoramento abbia provocato un adattamento e un’abitudine agli orrori della guerra – rivela Giovanni Marchini – non reagiscono più agli allarmi antiaerei o al sottofondo della contraerea». Poi al centro Youth of Ukraine altri momenti di ricreazione e «una cena tutti insieme, tra noi, i volontari di Operazioni Colomba e gli ex e attuali ospiti del centro», per l’ultimo dell’anno. E il giorno di Capodanno la delegazione si è spostata a Odessa, da padre Vitaly, per consegnare la merce e visitare la città (nella foto l’interno della Chiesa della Trasfigurazione) e tre centri dell’associazione Depaul (con la quale collabora il sacerdote), dedicati rispettivamente ai senza tetto, ai bambini e ai rifugiati delle zone di guerra. Ritorno previsto per domani, 5 gennaio.
