BUSTO ARSIZIO – «Non immaginavo che questa tradizione fosse così viva. Spesso la memoria è celebrazione e liturgia, qui invece c’è una partecipazione attiva della comunità e il coinvolgimento dei ragazzi delle scuole». Ad affermarlo è l’ex ministro Mariapia Garavaglia, già presidente della Croce Rossa Italiana e attualmente presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, oratrice ufficiale della commemorazione dell’80esimo anniversario della deportazione della commissione interna della Comerio Ercole. «Per me è un regalo essere qui».
Dalla guerra di ieri a quelle di oggi
«Dobbiamo difendere questo sistema democratico plurale» l’appello di Mariapia Garavaglia, originaria di Cuggiono, guardando in particolare alla «guerra alle porte dell’Europa», in Ucraina. «Se si sfonda quella frontiera – il monito – si sfonda il motivo per cui noi oggi siamo qui. La democrazia e l’autodeterminazione». L’ex ministro ha rivolto parole chiare proprio ai giovani: «Che squallido un certo tipo di linguaggio: a volte le parole sono peggio delle armi, con i social, che dovrebbero essere un emblema di libertà. Ma sta diventando sempre peggiore il linguaggio con cui ci si confronta». Anche il presidente dell’ANPI di Busto Liberto Losa ha lanciato uno sguardo all’attualità della vicenda dei deportati: «L’emozione è intensa pensando all’Ucraina aggredita e alle tante vittime civili e ai bambini straziati, non meno di quanto sta accadendo in Israele e Palestina. Occorre lavorare per una pace giusta e per porre fine a queste catastrofi».
Gli studenti protagonisti
Sul palco della sala conferenze del Museo del Tessile, che è gremita di gente, i veri protagonisti sono i ragazzi delle scuole superiori di Busto: quelli del gruppo teatro del liceo delle scienze umane Crespi, che leggono passaggi della storia dei deportati della Comerio, quelli del liceo artistico Candiani che hanno appeso i disegni che raffigurano i volti dei deportati e quelli del liceo musicale Bausch che eseguono gli intermezzi musicali della commemorazione, compresa la chiusura con “Bella ciao” che raccoglie l’applauso convinto anche del sindaco di Fratelli d’Italia Emanuele Antonelli. Proprio il primo cittadino ha rivendicato il coinvolgimento delle nuove generazioni nelle iniziative per la memoria: «Ricordare significa rivitalizzare il dolore ma anche sperare che non debba essere più vissuto da nessuno».
Parterre bipartisan

In prima fila tanti amministratori del territorio, tra cui la vicepresidente della Provincia di Varese Valentina Verga, il sindaco di Castellanza Mirella Cerini, l’assessore di Gorla Minore Fabio Lorvetti, l’assessore di Olgiate Olona Leonardo Richiusa, oltre alla nutrita rappresentanza bustocca, con la presidente del consiglio Laura Rogora, la vicesindaco Manuela Maffioli, gli assessori Daniela Cerana, Maurizio Artusa e Salvatore Loschiavo, ma anche il capogruppo e il segretario del Pd Maurizio Maggioni e Paolo Pedotti. Non mancava in rappresentanza della proprietà della “Comerio Ercole” l’amministratore delegato Riccardo Comerio, che è anche presidente dell’Università Liuc. La manifestazione, a cura dell’associazione “Noi della Comerio 1885“, vede tra i promotori anche Anpi, Raggruppamento Alfredo Di Dio, Aned e Camera del Lavoro.
La corona di fiori alla lapide

La commemorazione era iniziata al parco Comerio di via Magenta, sorto sulle ceneri della storica fabbrica della Comerio Ercole, dove si è rinnovato il ricordo solenne di fronte alla lapide che riporta i nomi dei deportati della commissione interna della “Comerio” – Vittorio Arconti, Arturo Cucchetti, Ambrogio Gallazzi, Alvise Mazzon – e dei lavoratori della “Comerio” che hanno perso la vita da partigiani – Giovanni Ballarati, Luigi Caimi, Rodolfo Mara, Bruno Raimondi e Mario Vago. “Tutto diedero senza mai nulla chiedere” si legge sulla lapide. Oggi l’obiettivo è che la memoria possa insegnare al presente e indicare la strada per il futuro, come sottolinea Giorgio Baggio dell’associazione “Noi della Comerio 1885”. E le attuali rappresentanze sindacali unitarie dell’azienda si fanno portavoce del messaggio per cui è doveroso ricordare. Non solo per rispetto dei lavoratori che hanno perso la vita, ma per un passaggio di testimone e un legame di valori tra generazioni.
