BUSTO ARSIZIO – «Il peggio è dire a qualcuno “non vai bene”. Perché, che male ha fatto? La prima cosa che mi piace è dare una possibilità a tutti. Negli anni Novanta sono stato il primo attore del porno a diventare produttore e nei miei film ho messo da subito gente di colore, trans, gay, cinesi e asiatici, belli e brutti, giovani e vecchi”. Nella seconda giornata di oggi, domenica 12 maggio, di Milano Comics&Games il palco principale di MalpensaFiere ha ospitato Rocco Siffredi: intervistato da Sakuya, e prendendo spunto dalla serie Netflix appena uscita su di lui, non solo ha ripercorso la sua carriera ma anche messo in guardia sui pericoli che nascondono i social e la Rete.
Anniversari da festeggiare
Preceduto da un videocollage tra apparizioni all’Isola dei Famosi e a The Jackal, spot alimentari e pubblicità progresso contro l’abbandono di animali e per riciclare le bottiglie di plastica, l’ingresso in scena è avvenuto in tenuta da idraulico, accompagnato, dopo gli auguri di rito a tutte le mamme – «anche quelle che non sanno di esserlo» – dall’inevitabile raffica di doppi sensi. «Sono qui nonostante abbia avuto una terribile congiuntivite, perché vengo come faccio sempre»: per l’occasione sono stati festeggiati a base di champagne i suoi sessant’anni da poco compiuti (è nato a Ortona il 4 maggio 1964). «Ho anche festeggiato quarant’anni con le donne, un sogno che si è realizzato: la serie che lo racconta è vera, ringrazio Alessia Borghi. Un lavoro fantastico, più vero di quello che si dice».

Pre-futuro
«Ormai sono il vostro Pigmalione, e sessuologo, ho fatto tanta pratica e anche un po’ di psicologia», ha così spiegato il divo la sua presenza a Milano Comics&Games. «Mettendosi a nudo» rispondendo a «una domanda a pelle» se oggi sia felice, ha detto: «Oggi più del solito per ciò è successo, ma non rispetto al mondo tanti anni fa. Vedo sempre meno umanità e più solitudine grazie a ’sti cazzo di social e telefoni, anche sul set. Quando arrivano, i ragazzi guardano il cellulare e le ragazze si fanno i selfie: non si dicono neanche un “buongiorno”. Ci troviamo in un pre-futuro in cui ci sono troppa confusione e troppe distrazioni. E anche troppe opportunità: ma se non sai interpretarle finisci infelice, frustrato e solo. La sessualità non è da demonizzare, il veri rapporto umano passa attraverso il toccare, baciare a abbracciare. Oggi avviene tutto in maniera troppo immediata, senza sentimenti».

Intrattenimento per adulti
Rocco ha poi messo in guardia dalle illusioni del mondo del porno: «Le ragazze che incontriamo sono già super-esperte. Il nostro lavoro è intrattenimento per adulti, che si dovrebbe vedere dopo i diciotto anni. E quello che vedete non può essere consensuale, non sarebbe credibile. Per questo si dà a noi, appartenenti a quel mondo, la colpa di tutti gli stupri. Ma il fatto è che, al di fuori di esso, non tutte le ragazze che incontri sono pornostar. E “no” vuol dire “no”». Chi ha rovinato il porno sono stati i siti gratuiti: «Ne parlavo già quindici anni fa del pericolo della generazione che stavamo crescendo. Lilli Gruber mi piace ma ci è arrivata adesso e non può dire che maschi equivale a machismo e le donne sono tutte vittime. Le rispondo qui per la prima volta, con una domanda: perché in tutto questo tempo non è mai stato chiesto ai capi politici, in Italia e nel mondo, di bloccare i siti gratuiti?».

Dal cosplay a OnlyFans
«In passato per fare le pornostar ci voleva molto coraggio, ora sembra più facile». E al momento il 99% di OnlyFans è gestito da profili femminili: «Poveri maschi che pagate – ha scherzato Rocco – è la rivalsa delle donne ed è giusto che sia così. Attenzione però a passare a lì dal cosplay: in media si guadagnano 140-180 euro al mese, puoi avere di più nel caso tu sia un personaggio come Ilary Blasy o Belen. Ma altrimenti devi occuparti di tutta la pubblicità. E ricordatevi che si tratta di digitale: ogni immagine viene ributtata comunque in Rete, rendendovi pornostar acquisite. Anche se girate vostri film a casa ricordatevi che comunque sono sempre lì sul punto di finire sul web».

L’arma contro ogni forma di ignoranza
Tra il prossimo spettacolo a teatro insieme Paolo Ruffini e la storia del sogno mancato di pilota di elicottero Rocco ha lanciato un appello: «Non bisogna vergognarsi mai. Se i vostri figli amano qualcosa che è diverso da quello che piace a voi, dovreste pensare a vederli felici. Questa è la vera arma contro ogni forma di ignoranza. Con il politically correct ci sono troppe terminologie complicate: per me c’è solo chi ama darlo e chi ama prenderlo». Con l’avvertimento che per diventare pornostar ci vogliono passione, grande umiltà e il saper ridere di sè stessi – «in quel caso siete perfetti» – il saluto è stato «un messaggio di positività: dedicate più tempo a voi stessi, a ciò che amate di più. E non fatevi ingannare: nessuno vi ama più dei vostri genitori».
