BUSTO ARSIZIO – Cosa è successo la notte del 15 aprile di sette anni fa davanti allo Studio 54, locale di via Bergamo già chiuso più volte dal questore per motivi di ordine pubblico e sicurezza? Hanno provato a ricostruirlo questa mattina, 21 maggio, in tribunale a Busto Arsizio, dove a processo c’è un buttafuori – un italiano di 42 anni – accusato di aver picchiato violentemente un cliente, facendo persino uso di uno spranga. Ma i troppi «non ricordo» e versioni nettamente contrastanti hanno creato più di un dubbio su come i fatti vennero denunciati nel 2017.
I testimoni
Davanti alle palesi contraddizioni di un testimone, amico del 37enne di Oggiona con Santo Stefano menato dalla security, l’avvocato della difesa Francesca Cramis ha persino chiesto al giudice di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica e dare avvio a un procedimento penale per aver dichiarato il falso. La sua ricostruzione dei fatti è alquanto differente da quella resa a inizio udienza da un carabiniere intervenuto quella notte sul posto poco dopo le 4, ormai a serata conclusa. Il militare ha raccontato che al suo arrivo l’uomo pestato – così come i suoi amici – erano in evidente stato di alterazione alcolica («Aveva tutte le sintomatologie, non stava fermo, era nervoso») e di aver udito, rivolte verso la porta del locale dove si era rifugiato il buttafuori, espressioni del tipo «Albanese di m… vieni fuori che ti ammazzo». Evidentemente, ha sottolineato il carabiniere, «avrà pensato che fosse straniero».
La vittima
Le dichiarazioni del personale dell’Arma stridono con la testimonianza resa innanzitutto dalla vittima del pestaggio, ascoltato subito dopo al banco dei testimoni. Ha raccontato che alcuni amici lo avevano preallertato dei modi violenti del buttafuori, che poi ha potuto sperimentare sulla propria pelle. Per motivi banali («Stavo giocando con un amico») è stato portato all’esterno del locale. «Ho preso un sacco di botte» e poi «una sprangata in testa con un bastone di ferro o di legno» che non è mai stato trovato. Ma davanti alle domande del pm e degli avvocati, in particolare sulle pesanti minacce che avrebbe rivolto alla controparte, le sue risposte non hanno convinto del tutto la difesa, tanto che Cramis a un certo punto gli ha detto: «Tante cose se le ricorda bene e tante cose no…». Se il pestaggio appare inconfutabile, insomma, i dettagli non proprio secondari sono invece ancora da mettere a fuoco. Spetterà ora al giudice stabilire l’effettiva verità. L’udienza è stata rinviata al prossimo 18 giugno.
