Pagelle al Palio: Legnarello da 10 e… Sole, dietro la lavagna scenografie e San Bernardino

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LEGNANO – Puntuali come una scadenza delle tasse, ecco le nostre pagelle all’indomani del Palio di Legnano, quello dell’anno del centenario di Legnano Città. Con un’avvertenza: non prendete questi opinabili giudizi troppo sul serio, ma come propositivi.

Promossi

Antonio Siri (qui sopra, in una fotografia di Francesco Morello). Più servizievole dell’assistente virtuale di cui (casualmente) porta il nome, apparecchia sull’anello del Mari il bis consecutivo e la quarta vittoria personale, la terza in cinque anni, con una batteria accorta e una perfetta finale in groppa all’altrettanto fedele Woody Woodpecker. A proposito di nomi: il soprannome (voluto) Amsicora deriva da un militare sardo-punico che guidò una rivolta antiromana nel 215 a. C.; e questa è storia. Lui, se continua così, diventerà leggenda.

Legnarello. Rispetta le attese – l’avevamo data per favorita anche noi – e centra una doppietta che a Legnano mancava da 15 anni. Non è solo cavallo e fantino, già di per sé straordinari. È passione, cori e tifo incessante, è striscioni e un’invasione che a fine corse ha riempito il pratone, è colore e calore. Come il suo simbolo. Ora la Contrada (nella foto in alto, la cena propiziatoria della vigilia di quest’anno) deve pensare solo a un maniero all’altezza di sé. Voto: 10 e Sole.

Bambini. Se il buon giorno si vede dal mattino, il futuro del Palio è assicurato. Spettatori affascinati e disciplinati o tutti compresi nel proprio ruolo durante la sfilata, quest’anno si sono visti dedicare diversi concorsi a premi e la festa medioevale nel parco in centro, per vivere l’evento come una favola. Protagonisti di oggi e di domani. 

Bocciati

San Bernardino. Come a Fucecchio, Gavino Sanna ha voluto esserci comunque, braccio rotto o no. Ma si è fatto domare dal suo destriero, Biancorosso, che dei due ha visto solo rosso durante la mossa, sfuriando e scalciando. Ne hanno fatto le spese gli altri ma anche lui, finito in castigo dietro e davanti al canapo. Urgono adeguati convalescenza e riscatto.

Scenografie. L’abbiamo già scritto, lo ripetiamo: il colpo d’occhio dello stadio è eccellente sulle tribune, ma terribile appena si alza lo sguardo sopra di esse. Palazzi e capannoni sullo sfondo non aiutano, basterebbe una quinta merlata a nasconderli e a creare un po’ più d’atmosfera a cornice di un quadro bellissimo.

Rimandati

Fondazione. Ha introdotto qualche innovazione (dagli orari agli sponsor passando per il maxischermo, il villaggio medioevale e la veglia della Croce a lume di candela) ma la strada per l’annunciato reboot è ancora lunga. Alle conferenze stampa i giornalisti sono (siamo) sempre gli stessi, cioè quelli del ristretto perimetro locale, la copertura tv in diretta rimane quella degli anni passati – ma c’è stato e ci sarà più spazio sui canali Rai – mentre dell’arena dedicata nessuno sembra parlare più. Eppur si muove.

Monsignor Cairati. Durante la veglia della Croce in San Magno, il prevosto e decano della città riprende al microfono quei fedeli che si accendono quando c’è da «gridare le cavolate del Palio» (testuale) ma perdono la voce durante le preghiere. Angelo ammonitore.

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