BUSTO ARSIZIO – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio non ha ravvisato “comportamenti idonei a integrare illeciti disciplinari” nei confronti dei magistrati che si occuparono di Piazza Pulita. Fu l’inchiesta che, nel maggio 2019, portò all’arresto dell’allora sindaco di Legnano Gianbattista Fratus, del suo vice Maurizio Cozzi e di Chiara Lazzarini, assessore ai Lavori pubblici all’epoca dei fatti.
Dopo l’ispezione
Il Guardasigilli lo mette nero su bianco nella risposta all’interrogazione presentata dai deputati leghisti (compagine alla quale lo stesso Fratus faceva riferimento) Fabrizio Cecchetti, Igor Iezzi e Luca Toccalini all’indomani della sentenza d’Appello che ha ribaltato il giudizio di primo grado, dove tutti e tre gli imputati (dopo il rinvio a giudizio) furono condannati in dibattimento, assolvendo gli imputati da ogni reato. I deputati salviniani avevano invocato a gran voce un’ispezione ministeriale negli uffici giudiziari di Busto Arsizio e questo è stato il primo esito: nessuno dei magistrati che si occuparono dell’inchiesta, dal Pm, al Gip ai giudici del dibattimento penale, commisero errori o ebbero comportamenti punibili con un’azione disciplinare.
Così funziona un processo
Altro punto. Scrive il ministro Nordio che “La circostanza che gli imputati siano stati dapprima condannati in primo grado e poi assolti in Appello da tutti i reati loro contestati rientra nel fisiologico sviluppo del processo di tipo accusatorio in cui la prova si forma in dibattimento attraverso lo sviluppo della dialettica tra le varie parti processuali“. Si dice tre gradi di giudizio per questa ragione. Non è il caso di Piazza Pulita, ma in altre inchieste, accusa o difesa hanno appellato la sentenza di secondo grado anche in Cassazione, l’ultima parola spetta dunque alla Massima Corte. Va aggiunto che il quadro accusatorio formulato dall’accusa non si è volatilizzato all’improvviso ma è stato confermato da una sentenza di condanna in primo grado.
La sentenza del Tar
E ancora. Nell’interrogazione si parla di “pressioni sui difensori” da parte del pubblico ministero affinché si giungesse a un patteggiamento. In realtà, ad esempio, fu lo stesso Pm a dare parere favorevole alla revoca degli arresti domiciliari per Lazzarini, non il comportamento di chi vuole esercitare pressioni. Altro punto. Sempre nell’interrogazione al Guardasigilli si sottintendo che l’inchiesta causò un’irreversibile crisi politica con caduta del consiglio comunale e vittoria alle urne, alla prima tornata amministrativa utile, di una maggioranza di centro sinistra. In realtà il consiglio comunale di Legnano (già permeato da crisi) fu sospeso da una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale dopo le dimissioni di massa dei consiglieri.
Processo mediatico o pubblico interesse?
Infine, il ministro Nordio sottolinea “l’esistenza di un processo penale mediatico, divenuto un circuito giudiziario parallelo a quello della giustizia penale ordinaria, che negli anni ha visto coinvolti tanti cittadini, più o meno famosi, più o meno esposti“. In sintesi Fratus fu rovinato dal processo mediatico. Il Guardasigilli ribadisce quindi l’impegno di questo Governo a fare di tutto per garantire la presunzione di innocenza. Che, certo, non va mai messa in dubbio. Così come mai va messa indubbio la sussistenza del pubblico interesse (e quindi il diritto dei cittadini ad essere informati) quando tre amministratori pubblici vengono arrestati, rinviati a giudizio e condannati in primo grado. Così come è diritto dei cittadini, e così è stato, essere informati del fatto che gli stessi tre imputati sono stati assolti in Appello. Per le motivazioni della sentenza di secondo grado bisognerà però attendere in quanto i giudici hanno chiesto una proroga di altri tre mesi per poterle scrivere.
