BUSTO ARSIZIO – La Cascina Burattana cade a pezzi, si fa un tentativo per evitare che sia persa per sempre: affidato l’incarico per progettare la messa in sicurezza del complesso storico ai margini del quartiere di Borsano. Un intervento “obbligato”, che arriva su input della Soprintendenza delle Belle Arti. «Purtroppo» aveva rivelato il sindaco Emanuele Antonelli in consiglio comunale quando nel bilancio era comparsa la somma stanziata per l’incarico professionale.
Il progetto di messa in sicurezza
Le condizioni della Cascina, ormai definitivamente disabitata da anni, sono di abbandono e sicurezza precaria, come ammette lo stesso Comune di Busto Arsizio. Per la Soprintendenza Archeologica, delle Belle Arti e del Paesaggio di Milano, però, l’immobile è un bene vincolato “ope legis”, tale da richiedere «interventi di messa in sicurezza affinché i dissesti e le patologie presenti non siano causa di rovina del bene». E allora, sulla base di questo input, l’amministrazione comunale ha dovuto intervenire. Affidando l’incarico di progettazione degli interventi di messa in sicurezza al raggruppamento temporaneo di professionisti formato dall’architetto Marco Cavallin e dall’ingegner Massimo Mazzoleni (strutturista) per un importo complessivo di 52mila euro Iva inclusa. Il complesso si trova ora nella necessità di «ripristinarne le essenziali condizioni di sicurezza strutturale al fine di poterne programmare le opere di restauro e conservazione secondo la disciplina vigente in materia».
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La storia
La Burattana è una «tipica cascina lombarda senza fondamenta composta da un corpo centrale agricolo 1600-1650, un corpo aggiuntivo nobiliare risalente al 1700 e un corpo aggiuntivo agricolo realizzato tra il 1800 e il 1900». Abitata fino ad almeno una decina di anni fa, è stata progressivamente abbandonata in seguito ai crolli e ad una serie di incendi che ne hanno minato la stabilità strutturale. In passato l’omonima cooperativa che ne curava i terreni agricoli aveva chiesto – invano – di poterla recuperare per trasformarla in un polo dedicato all’agricoltura biodinamica, mentre ogni ipotesi di ristrutturazione si è scontrata con l’assenza di risorse economiche. E ora che anche il “treno” dei fondi PNRR è passato, le nubi sul futuro del complesso si fanno sempre più minacciose. La progettazione della sua messa in sicurezza assomiglia ad una sorta di “ultima chiamata” per la Cascina.
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