Jerago, torna agli «antichi fasti» il muro di via Bianchi vincolato dalla Soprintendenza

JERAGO CON ORAGO – Ci sono voluti tre anni, ma adesso il muro del parco di villa Cova che si affaccia su via Giulio Bianchi è tornato com’era prima. Ripristinato nel suo “splendore” originario – si fa per dire… – come imposto dalla Soprintendenza delle Belle Arti, che aveva bocciato il progetto di rifacimento, con arretramento rispetto alla via, proposto dall’amministrazione comunale. Il muro era crollato nel settembre del 2021 nel bel mezzo di un nubifragio una domenica all’ora di pranzo.

Lavori (quasi) completati

«Via riaperta, segnaletica rimossa, inferriata esistente ridipinta. A settembre arriverà la parte mancante». È il sindaco di Jerago con Orago Emilio Aliverti ad annunciare la conclusione dei lavori di ricostruzione del muro che era crollato sulla via Giulio Bianchi, la strada che porta al centro del paese. «Manca solo un pezzo di ringhiera, che sostituirà la parte in cui c’era la casetta demolita e che il fabbro deve realizzare ex novo – spiega il primo cittadino – l’obiettivo era riaprire la strada entro agosto e l’abbiamo centrato. Ringrazio l’assessore ai lavori pubblici Luigi Caruggi che ha costantemente monitorato il cantiere e l’impresa che ha rispettato le tempistiche pianificate. Ora valuteremo se sia il caso di rimettere a nuovo l’intonaco anche sulla parte non ricostruita del muro».

Il caso politico

La vicenda del muro crollato di via Bianchi era stata al centro di una querelle politica ai tempi dell’avvio del cantiere. Il sindaco Aliverti infatti non aveva rinunciato ad esternare tutta la sua insofferenza nei confronti della Soprintendenza milanese, che aveva impedito la realizzazione di un progetto di riqualificazione del muro, prescrivendone invece la ricostruzione “tal quale” come era prima. «Ora l’abbiamo riportato agli antichi fasti» ironizza il sindaco di Jerago con Orago. Il caso all’inizio dei lavori aveva suscitato un botta e risposta con il presidente provinciale di Fratelli d’Italia Andrea Pellicini, dato che il diktat della Soprintendenza aveva indotto il sindaco Aliverti a ricordare la dipendenza gerarchica dei funzionari milanesi delle “Belle Arti” dal ministero della cultura retto dal “meloniano” Gennaro Sangiuliano, mentre a Jerago i “Fratelli” sono all’opposizione.

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