La terra dell’abbondanza tra supermercati e ambientalisti disattenti

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Nella terra dell'abbondanza crescono i supermercati. Dappertutto

di Andrea Minchella

Leggo con un certo stupore dell’ennesimo supermercato in fase di costruzione. Ogni comune, negli ultimi anni, sembra ossessionato dalla possibilità di fare costruire un numero sproporzionato e ingiustificato di capannoni in cui sorgeranno, per lo più, marchi della grande distribuzione che martellano televisioni e radio con un’incessante bulimia pubblicitaria di prodotti buonissimi a prezzi bassissimi. Come funghi queste attività commerciali spuntano là dove sorgevano vecchie strutture abbandonate (che non vengono riqualificate per i costi elevati) e ridisegnano le piantine delle città, piccole e grandi, ormai svuotate quasi completamente di ogni tipo di negozio o servizio ad eccezione di bar e ristoranti che, invece, occupano molti spazi vuoti illudendo i cittadini di una vasta scelta di proposte culinarie.

Oggi, dunque, mi sembra che la crisi che attraversa ogni tipo di istituzione stia attraversando anche la più antica e importante struttura sociale in cui la comunità decide di vivere. Le città stanno diventano sempre più spazi pubblicitari in cui ogni marchio, specie se grande, può inserirsi senza che nessuno analizzi seriamente il contesto, sociale ed economico, già presente in quell’area. Ogni catena di supermercati deve poter costruire un proprio satellite anche se a pochi metri spunta un altro “supermarket” di un altro marchio che già soddisfa pienamente la comunità di quell’area.

Sembra che le amministrazioni non riescano (o non vogliano) dare un limite a questa diffusione caotica e, peggio, non abbiano una vera visone in termini di sviluppo sostenibile per le proprie città. Continuare ad aprire grandi attività commerciali crea l’illusione di poter fornire sempre e ovunque ciò di cui si ha bisogno (non solo il cibo) seguendo un’idea di progresso che sembra molto antiquata e slegata completamente dalla realtà complicata che ogni cittadino vive all’interno della sua comunità. Se mi fermo a pensare vedo una società sempre più obesa che può comprare cibo scadente a qualsiasi ora del giorno o della notte. Può farlo in uno dei mille supermercati che tappezzano l’urbanistica della sua città. Salvo poi non avere strutture sanitarie adeguate che possano curare anche tutte quelle malattie che derivano da uno stile di vita (compreso quanto e cosa mangiamo) che non può essere considerato immune a quest’invasione impazzita di supermercati, ipermercati e “market” di ogni tipo. Senza banalizzare, mi sembra di poter comprare cibo scadente ovunque ma se devo fare un esame medico o vado dal privato o devo aspettare 2 anni. Qualcosa non torna. Le politiche comunali, regionali e nazionali appaiono indipendenti e slegate dalle vere emergenze ed esigenze del singolo. La mancanza di comunicazione vera ed efficace tra le varie istituzioni e le molteplici amministrazioni sta modificano irrimediabilmente le nostre città in cui i veri bisogni dei cittadini si devono plasmare su identità puramente commerciali e consumistiche.

Questa mia riflessione si è cristallizzata con più forza in questi giorni in cui ho seguito la vicenda del bosco di via Curtatone di Gallarate e del progetto del nuovo plesso scolastico che lì deve nascere. Diversi ambientalisti stanno cercando di bloccare il cantiere in nome di una giusta ma troppo generale salvaguardia del verde e delle specie animali che lo popolano. Ora, non mi sembra di notare la stessa energia di questi ambientalisti quando le ruspe devono fare spazio all’ennesimo ed inutile supermercato. Non vedo la stessa tensione emotiva che percepisco quando si nomina anche soltanto l’espressione “Ospedale Unico” all’infinita serie di aperture di nuovi complessi commerciali.

Mi sembra, dunque, che anche tra i cittadini “consapevoli” ci sia una scala di valori. Come esiste una scala di valori per un sindaco che governa grazie ad una maggioranza chiaramente espressa e che non viene sconfitto da un’opposizione che fatica a proporre una valida e concreta alternativa. In quell’area, tanto difesa da qualche ambientalista, nascerà un complesso scolastico che, a torto o a ragione, è comunque inserito in una visione di sviluppo sociale che quest’amministrazione ha. Giusto opporsi, cercando comunque di rimanere sempre in un ambito di confronto civile e democratico, ma mi aspetterei la stessa passione civile per i mille cantieri che certamente partiranno nel prossimo futuro per dar vita non ad una struttura scolastica o ad una nuova struttura sanitaria ma all’ennesimo supermercato di cui tutti farebbero volentieri a meno.

La giungla dei supermercati in provincia di Varese

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