Che cosa facciamo a Ferragosto? La stessa domanda che si ripete a Natale, Pasqua e Capodanno nell’Italia delle festività comandate, delle ferie obbligate (“In ferie da cosa?” chiedeva provocatorio Marchionne), dell’ “otium” corroborante e rigeneratore dopo un anno di lavoro. Stesso copione, da sempre. “Che palle” ripete qualcuno allergico ai riti di massa, più propenso ad organizzarsi la vita (e le vacanze) come gli pare, quando gli pare, se mai ne avesse facoltà.
Intanto, anche per coloro che sonnecchiano sotto l’ombrellone delle contestate spiagge, concesse dallo Stato ai gestori a titolo di favore ma costosissime per chi le frequenta, la battaglia è contro la canicola (si dice ancora così?). Un caldo di tipo africano, frutto di un non meglio definito anticiclone che, secondo gli esperti, arriva proprio dal continente nero, ma, sotto sotto, è la spia di quel cambiamento climatico che fa sciogliere i ghiacciai e che, nella stragrande maggioranza, sottovalutiamo. Sta succedendo qualcosa di irreversibile nell’aria, lo percepiamo ma tiriamo oltre. A Ferragosto soprattutto, quando non dovremmo pensare a niente e, invece, giornali e Tv ci buttano in faccia un’altra realtà. Non soltanto quella dei turisti boccheggianti a spasso per le città d’arte, ma quella di faccende terribili in giro per il mondo.
Ne parlano tutti e, allo stesso tempo, non ne parla nessuno: guerre? morti? devastazioni? Ci stiamo abituando all’idea, tanto Ucraina e Medio Oriente sono lontani da noi. O forse facciamo finta che non ci riguardino, che siano problemi (drammi) di altre terre e persone. Un’occhiata ai titoli di prima pagina e poi, via, un tuffo dove l’acqua è più blu. Del resto, cosa possiamo fare noi tapini per risolvere le crisi internazionali? Come la storia dei femminicidi, un’altra piaga del nostro Paese. Delitti come non ci fosse un domani, uno, due al giorno. Stessa trama per le morti bianche, sul lavoro, nei cantieri, anche d’agosto. E le polemiche sul colore della pelle della campionessa di volley? Roba da matti nell’Italia del 2024. Razzismo, certo. Inaccettabile.
“Il razzismo fa schifo” scrive la Elly su un post. Già, Elly Schlein e tutta la politica. Questa magmatica politica nazionalpopolare, dove tutto non è mai come sembra. Dove si chiacchiera spesso a vanvera e si buttano lì cose a volte a casaccio, perlomeno in apparenza. Lo avete sentito il ministro Nordio che propone di cambiare le regole della custodia cautelare per svuotare le carceri? E la Lega che vuole mettere mano, ammorbidendo le prescrizioni, alla legge Severino che colpisce gli amministratori pubblici condannati in primo grado? Sono le ultime novità del dibattito sulla Giustizia, che non smetterà mai di stupirci, perché infinitamente stucchevole e improduttivo per risolvere il problema prioritario: le lungaggini nei procedimenti giudiziari: non finiscono mai.
Avanti poi con il premierato, l’autonomia differenziata, ancora la Giustizia e tutto quanto fa… spettacolo. A Roma come in periferia. Per esempio, scendiamo a Busto Arsizio: sono settimane, anzi, mesi che si cerca di cambiare un paio di assessori nella giunta comunale. Un’impresa, manco dovessero sostituire De Gasperi con Einaudi o viceversa. Se non ci fosse da piangere bisognerebbe sbellicarci dalle risate: si fa prima ad eleggere un presidente negli Stati Uniti che nominare un anonimo assessore a Busto Arsizio.
Potremmo continuare (cosa commentare delle elezioni provinciali di settembre: il pentolone è già in ebollizione da tempo); ma torniamo all’ozio ferragostano, sempre sia concesso, perlomeno per coloro che provano a riflettere e a preoccuparsi, oziare in quest’estate italiana, senza più “notti magiche”, che più calda, anzi, infernale di così non si può. Allargare le braccia, rassegnarsi, sarebbe inammissibile. Pensiamoci. Nel frattempo, Buon Ferragosto a tutti. E non si fa per dire.
