BUSTO ARSIZIO – Ex Borri, rischio paradosso: la (controversa) palazzina di housing sociale va avanti, solo la parte storica rimane al palo. Lo ha annunciato in commissione bilancio l’assessore all’inclusione sociale Paola Reguzzoni, rispondendo ad una domanda della consigliera del PD Cinzia Berutti: «Sono due lotti di finanziamento separati e due gare separate. La parte di sviluppo nuova va avanti». Nonostante la risoluzione del contratto per la riqualificazione della parte storica dell’ex Calzaturificio di viale Duca d’Aosta.
Avanti solo l’housing sociale?
Così si affaccia il rischio che l’edificio storico dell’ex Borri finisca per rimanere incompiuto, ancora una volta dopo quasi un quarto di secolo dalla sua acquisizione, mentre invece si realizzerà l’intervento di housing sociale. Proprio quel lotto che era stato progettato solo ed esclusivamente per poter far rientrare il piano di ristrutturazione dell’ex complesso industriale all’interno dei requisiti dei progetti Pinqua. Grazie ai quali su Busto Arsizio sono piovuti 15 milioni di euro di finanziamenti statali, poi convertiti in fondi PNRR. Una scelta che era stata contestata dall’opposizione, in particolare da Busto al Centro.
L’intervento
Il “mostro”, così lo avevano definito i centristi civici di Gianfranco Bottini, è un complesso di quattro piani, per una quarantina di appartamenti in tutto, più 100 posti auto interrati: sorgerà dove oggi c’è il parcheggio dei dipendenti comunali, dietro all’ex Calzaturificio Borri. E a questo punto, come preannunciato dall’assessore Paola Reguzzoni, ospiterà anche i quattro appartamenti di autonomia per i disabili che erano stati previsti nel progetto originario nelle due ville storiche dell’ex Borri, quella che si affaccia su via Pisacane e quella sul viale all’angolo con via Generale Biancardi.
Lo stop alla parte storica
E il progetto per la parte storica? Il dirigente alle opere pubbliche ha già avviato la procedura per la risoluzione del contratto per “gravi inadempimenti” a carico dell’operatore economico – un consorzio di imprese di cui era capofila la Neocos di Borgomanero – che si era aggiudicato l’appalto integrato. Il pressing del Comune per evitare di accumulare ritardi va avanti ormai da mesi e si scopre che l’operatore aveva chiesto una variante progettuale da 3 milioni di euro per portare a compimento l’opera. Fino a che l’amministrazione non ha deciso di gettare la spugna di fronte ad un cronoprogramma giudicato “irrealistico” in vista della scadenza perentoria del marzo 2026 per il completamento dei lavori. Il sindaco nei giorni scorsi ha annunciato che scriverà al Ministero per verificare la possibilità di stralciare e incamerare i fondi Pinqua per poter completare l’intervento di ristrutturazione. Ma il rischio è di dover ripartire da zero per trovare i fondi con un nuovo progetto, magari meno oneroso.
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