L’indifferenza del picchio rosso di Gallarate

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Tutte le battaglie meritano rispetto, soprattutto quando vissute con passione e animate da puri principi. Le lacrime di alcuni manifestanti oggi, 3 ottobre, quando anche l’ultimo attivista è sceso dall’albero e il taglio del bosco di via Curtatone si è potuto compiere, dimostra che qualcuno ci aveva davvero creduto che fosse possibile salvare quel fazzoletto di vegetazione incolta. Ma la verità è che il caldo agostano ha trasformato la legittima protesta del nucleo originario di ambientalisti in un gigantesco polverone, buono per diventare la passerella di qualcuno ma pieno di controsensi. Il più gigantesco? Se qualcuno fosse capitato a Gallarate per caso negli ultimi due mesi avrebbe fatto molta fatica a comprendere perché si è arrivati persino a fare delle interrogazioni parlamentari per un’area di piccole dimensioni quando, a poche centinaia di metri, le ruspe stavano devastando centinaia di ettari di bosco – quello sì pregiato – nel Parco del Ticino per fare posto alla ferrovia diretta a Malpensa e alla nuova bretella di Gallarate.
Lì non c’erano forse degli animali da salvare? Lì forse abitava davvero il picchio rosso, diventato uno dei simboli di una protesta che lo ha visto diventare inconsapevole protagonista, dato che in via Curtatone probabilmente non ci è mai capitato, nemmeno per caso perdendosi durante una migrazione.
Non regge nemmeno la tesi – più volta ripetuta negli ultimi due mesi – di un sindaco solo al comando che si è incaponito su un progetto che la città non vuole. Non è così. Perché il Comitato gallaratese – prima che si allargasse ad attivisti scevri dal contesto – durante il sit-in a Palazzo Broletto di inizio luglio lamentava che nessuna forza politica presente in consiglio comunale (minoranze comprese) si era mai degnata di raccogliere i loro ripetuti appelli. A maggior ragione, soltanto poche settimane fa anche Pd e Ocg, probabilmente i più acerrimi antagonisti dell’attuale amministrazione, davano di fatto il via libera al taglio. Ciò significa che l’intera città di Gallarate, rappresentata in aula dal voto democratico, vuole l’esatto opposto di quello che i manifestanti professavano essere il pensiero dei gallaratesi.
Di tutta questa vicenda resta però un risvolto positivo: la presenza di un’opinione pubblica sensibile alle politiche ambientali, consapevole che il consumo zero di suolo diventato legge in Regione Lombardia dieci anni fa si sta rivelando alla prova dei fatti l’ennesimo slogan elettorale. Contro la cementificazione selvaggia ci sono tante battaglie da compiere, anche sul territorio. Siamo certi che chi oggi piangeva per un boschetto che non c’è più lo ritroveremo, per esempio, a Tornavento, dove su un terreno agricolo da 30 ettari vogliono costruire orrendi capannoni (e non una scuola) a ridosso del borgo più bello di tutta la provincia di Varese. Gli diamo appuntamento lì, a combattere non a fianco del picchio rosso, ma a favore del buonsenso.  

Gallarate, sgombero del bosco di via Curtatone: forte tensione tra polizia e ambientalisti

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