Con quanto ritardo viaggia il treno?

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In difetto di fantasia ci aggrappiamo a Massimo Gramellini che, nel suo quotidiano Caffè sul corrierone, dedicato al chiodo che, mercoledì, ha messo in ginocchio la rete ferroviaria nazionale, ricorda la Buonanima; al quale si attribuisce il merito di fare arrivare i treni in orario nel Ventennio. “Se così fosse – scrive sarcastico l’illustre collega – questo è il governo più antifascista della storia”. Lapalissiano: l’esecutivo di centro destra, anzi, di destra centro, non è capace di mettere ordine ai treni; tra ritardi e soppressioni, una volta bloccati dall’imperizia di un operaio che, secondo le accuse del ministro Salvini, avrebbe “inchiodato” un cavo elettrico, un’altra fermati dal “non sa chi sono io” del ministro con le bermuda, un’altra dallo sciopero dei macchinisti e dei facchini, un’altra ancora dai misteriosi motivi e guasti che “frenano” i convogli, soprattutto quelli regionali e locali, tutti i giorni di tutti i mesi di tutti gli anni.

Insomma, in questo settore, la destra al comando del Paese non riesce a imitare, ma neanche ad ispirarsi, al suo principale, anche se rinnegato per questioni d’opportunità, riferimento ideologico, Mussolini. Un disastro, al quale pagano pegno in primis i pendolari, vittime di disservizi che si ripercuotono sulla loro pazienza e sui loro nervi, poi sulla puntualità nei luoghi di lavoro e di studio, quindi sulle loro giornate, sulla funzionalità e sull’efficienza degli impegni quotidiani a cui sono chiamati, infine sull’intera economia.

Proprio oggi, 3 ottobre, Malpensa24 ha dato voce a uno degli “eroi” in lotta con Trenord. Uno sfogone che non ha bisogno di commenti ulteriori: è sufficiente leggerlo. Il resto lo rimettiamo alla disponibilità dei vertici dell’azienda che gestisce i treni dalle nostre parti: che spieghino una volta per tutte cosa non funziona nel sistema. Vi partecipa anche Regione Lombardia, veloce ad annunciare investimenti milionari per risolvere il problema, sempre in prima linea nelle conferenze stampa. Commendevole, ma forse basterebbe meno sciatteria e più attenzione agli interventi minori. Quelli che non hanno visibilità mediatica ma, a volte, risultano decisivi negli effetti collaterali. Come, per dirne una, a Pioltello nel 2018: deragliamento di un treno dovuto a una riparazione fatta male di un binario. Tre le vittime. Uno fra mille esempi, purtroppo luttuoso, quanto esplicativo di un modo di agire, quando non c’entra l’imponderabile ma la mano dell’uomo. Come per il chiodo di mercoledì piantato dove non doveva essere piantato.

Soltanto disattenzioni? Non tocca a noi dirlo, ma che ci sia qualcosa o anche molto da rivedere ci sembra incontrovertibile, eccome. A partire dal senso di responsabilità che dovrebbe riguardare tutti noi, a cominciare da chi si occupa di servizi pubblici. La responsabilità non è una questione di destra o di sinistra, non c’entra Mussolini, né c’entrano le appartenenze politiche. C’entra il senso del dovere che, questo sì, è tra i modi, se non l’unico, per far arrivare i treni in orario.

Busto, sfogo di una pendolare tra ripetuti ritardi e inaffidabili app di Trenord

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