Amore e paura di amare in “La bête”, il Baff premia la regia di Bertrand Bonello

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BUSTO ARSIZIO – «Lasciatevi andare». È è stato questo il consiglio dato dal regista francese Bertrand Bonello al pubblico del Lux per apprezzare la visione del suo “La bête”, film che, proiettato al cinema di Sacconago, gli è valso ieri, sabato 5 ottobre, il “Città di Busto Arsizio”. A essere premiata nella serata conclusiva del Baff, dalle mani del sindaco Emanuele Antonelli e alla presenza del direttore artistico Giulio Sangiorgio, è stata «una storia d’amore impossibile», raccontata «in forma mai codificata, libera come il cinema può essere».

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«Un’operazione fuori norma rispetto agli standard di oggi»

«Grazie per vostra accoglienza», ha dichiarato Bonello che, facendo riferimento alle parole prima pronunciate dei giovani della giuria, ha ricordato come quello del regista sia «un mestiere difficile, ma che dà immense soddisfazioni». “La bête”, adattamento dal racconto “La bestia nella giungla” di Henry James, è stata, come già anticipato nella masterclass presentata al pomeriggio da Giulio Casadei, «uno dei progetti più ambiziosi e difficili della mia carriera», per cui fu subito chiaro quanto fosse «un’operazione fuori norma rispetto agli standard di oggi».

Fantascienza, film d’epoca e thriller

«Un po’ lo presentivo, un po’ ho fatto come lo struzzo, nascondendo la testa. Ma il fatto di avere un budget mi dava molta responsabilità», ha raccontato il regista. «In questo film ho messo tanto di me stesso, tanti desideri e tanto lavoro. Volevo fare una commistione di generi, comunicando attraverso tre in particolare: fantascienza, film d’epoca e thriller. Spaziando dal melodramma allo splatter, sono stato fedele al racconto soprattutto nella prima parte per poi passare a un mélange fatto di salti temporali, ma tutti attraversati dalla stessa emozione: la paura di amare intorno a cui ruota l’intera opera».

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Premio a Santambrogio: «Una grande speranza» per i giovani

Nell’edizione del Baff dedicata ai “primi passi” Tommaso Santambrogio ha ricevuto da Manuela Maffioli, assessore alla Cultura, il premio “miglior opera prima” per “Gli oceani sono i veri continenti”: un riconoscimento che, nelle parole del regista, «dà grande speranza ai giovani, dà fiducia nel proseguire in ciò che fai. Perché si tratta dell’inizio di un percorso: spero che porti fortuna».

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Per i componenti della giuria, studenti dell’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni, dell’Università Liuc di Castellanza e dell’Università Bocconi di Milano quella della kermesse cinematografica «è stata una grande esperienza che ci ha fatto crescere enormemente. Soprattutto in ambito umano, facendoci comprendere come guardare un film, anche su aspetti che esulano da ciò che viene proiettato su uno schermo».
Sangiorgio ha chiamato con sé sul palco la squadra del Baff: «Grazie a tutte le persone che hanno contribuito a fare questo festival. Non avevo mai incontrato un team così efficiente, tanto che mi sono limitato alla semplice direzione».

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A Busto cala il sipario su un BAFF in tono minore. «Ma la qualità è alta». Tutti i premi

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