Busto, il BAFF della «nuova era» ai titoli di coda. E ora i “contro-premi”

Da sinistra, in senso orario: Giulio Sangiorgio; Lillo; Maurizio Lastrico e Alessandro Munari; Ludovica Francesconi; Mariano Baino e Coralina Cataldi (Astrid's Saints); Maurizio Porro.

BUSTO ARSIZIO – Si è chiusa la “lunga settimana” del B.A. Film Festival, come l’ha definita il neo direttore artistico Giulio Sangiorgio, ed è tempo di bilanci. Quelli ufficiali sono già stati fatti nel corso della serata finale, ribadendo il concetto che il BAFF sta voltando pagina per costruirsi una nuova identità, forse meno “pop” e più di nicchia, più legata al prodotto film e all’industria e più socraticamente votata ad un ruolo maieutico verso i giovani che si affacciano ai mestieri del cinema, in coerenza con la presenza del “gioiello” dell’Istituto Antonioni. Ma soprattutto – rullo di tamburi – è arrivata l’ora dei nostri, attesissimi, “contro-premi”. Da prendere, come sempre, tra il serio e il faceto, quasi in una sorta di “blob” post-festival (con le foto ufficiali BAFF).

Tutti i contro-premi

Premio “Forever young” al BAFF 2024: “La rivoluzione non è un pranzo di gala”: ripensare l’identità di un festival cinematografico nato 21 anni fa non è facile e può lasciare macerie sul campo. Ma la direzione è tracciata e i protagonisti ci credono. C’è tanto di buono su cui lavorare anche sul lato “pop”, come la sezione sulle serie TV (la serata su Call My Agent con Maurizio Lastrico non ha avuto l’impatto di “Mare Fuori” un anno fa, ma meritava), e sul territorio, come la partnership con il Premio Chiara. Ma sarà decisivo il ricambio generazionale, come sollecitato dal presidente di B.A. Film Factory Alessandro Munari alla presentazione del festival: il direttore artistico è di una nuova generazione – come già quello dell’ICMA Marco Crepaldi – ora tocca ai giovani dare il proprio contributo per portare idee, entusiasmo ed energie come fecero i pionieri nel 2003, ma anche per ricoinvolgere il pubblico nelle sale. Fateci sognare. Di nuovo.

Le premiazioni con la giuria degli studenti universitari

Premio “Edward mani di forbice” a B.A. Film Factory: ha tagliato tutto il superfluo con una spending review da far rizzare i capelli persino al professor Carlo Cottarelli. Tagliato il “tendone” dello Spaziofestival in Piazza San Giovanni. Tagliata la madrina della rassegna. Tagliata la presentazione “vip” milanese. Tagliato il red carpet della serata finale (d’altra parte al Lux gli spazi sono quelli che sono e l’anno scorso era stato piuttosto angusto e inadeguato). Tagliato persino il – simbolico – premio Stachanov che il presidente Munari assegnava ogni anno a fine festival. Tagliata la cena di gala finale. E tagliata anche – ma nel senso che non c’era proprio – la torta che avrebbe dovuto riportare la scritta Baff 22. Da Busto Arsizio, città che diede i natali all’aeroporto di Malpensa, decolla la Ryanair dei festival. No frills: senza fronzoli. Gli antenati liguri dei bustocchi ne andrebbero fieri.

Premio “Cocoon” ai superospiti over 80: Dante Spinotti, anni 81, direttore della fotografia. Maurizio Porro, anni 82, critico cinematografico. Bruno Bozzetto, anni 86, disegnatore di animazione. Gli ottuagenari del cinema non sono una novità per il BAFF – banalmente, sono più accessibili rispetto alle star “in tendenza” – ma loro hanno portato energia, spunti di riflessione, entusiasmo e persino grandi progetti futuri come quello di Bozzetto che sta lavorando al ritorno del suo Signor Rossi. Un esempio per i giovani che si affacciano al mondo del cinema (ma anche per i sostenitori dell’innalzamento dell’età pensionabile…). Da clonare.

Il firmacopie dell’inossidabile Bruno Bozzetto

Premio “Deserto rosso” al Red Carpet: Il più spoglio di sempre al BAFF, quello della serata inaugurale al Sociale. Poco pubblico, ma soprattutto pochissime celebrità. E Maurizio Nichetti è un personaggio straordinario, che fa brillare gli occhi a chi è stato ragazzo nei formidabili anni ’80, ma da solo non può certo reggere il confronto con gli scintillanti cast delle ultime edizioni. Saggiamente, viste le premesse, per la serata finale il tappeto rosso è rimasto arrotolato in magazzino. Sarà per l’anno prossimo.

Premio “Il diavolo veste Prada” a Rocco Moccagatta: Se con qualche suo bizzarro outfit – come quando al Lux ha fatto tutta la serata con un maglioncino legato in vita che penzolava sotto la giacca – voleva non far rimpiangere il look “vissuto” di Steve Della Casa, ci è riuscito benissimo. È riuscito però a non farlo rimpiangere anche per la qualità delle sue interviste sul palco, il che non è poco. Rivedibile sul lato estetico (ma la sua compagna glielo ha già fatto notare e infatti la sera successiva con un abile “coup de theatre” si è sfilato il maglioncino direttamente sul palco), decisamente promosso su quello professionale.

Rocco Moccagatta (a sx, con il maglione legato in vita) alla serata su Call My Agent al Lux

Menzione speciale a Lillo: i suoi pantaloni “Tune Squad”, abbinati ad un paio di scarpe fluo, con cui si è presentato al cinema Manzoni (ma avrebbe potuto benissimo essere anche ad una partita di padel), valevano da soli l’uscita.

Menzione speciale (2) a Ludovica Francesconi: sarà terribilmente maschilista, ma vogliamo parlare della minigonna da urlo con cui si è presentata a Palazzo Cicogna per parlare della sua serie “Sul più bello”? Al di là degli outfit, lei è soprattutto una bravissima attrice che avrà un grande futuro, come tante che in passato si sono presentate da giovanissime al BAFF.

Premio “Ricomincio da (venti)tre” a Giulio Sangiorgio: Il nuovo direttore artistico lo ha dichiarato subito, che questa edizione per lui rappresentava l’anno zero del nuovo BAFF. L’eredità di Steve Della Casa è pesantissima, e si sapeva, ma lui ci ha messo del suo e ha provato a disegnare una nuova direzione di marcia per un Festival che ormai da anni deve fare le nozze coi fichi secchi. Forse per certi versi più di nicchia e da addetti ai lavori: lo dimostrano iniziative di successo (ma di scarso impatto “pop”) come l’assemblea del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, che ha portato 70 professionisti a Busto Arsizio, o il workshop Visioni Future che ha fatto incontrare dei giovani aspiranti registi con il mondo delle produzioni. Come per un nuovo allenatore, va lasciato lavorare prima di giudicarlo appieno: il vero banco di prova è tra pochi mesi, con l’edizione numero 23.

Il workshop Visioni Future all’ICMA

Premio “Elephant” a Steve Della Casa: senza nulla togliere al suo successore, questa edizione – pur con tutte le comprensibili giustificazioni per il periodo non ideale in cui è stata collocata – ha mostrato quanto gigantesco fosse l’apporto del mitico Steve e della sua “spalla” Paola Poli – con il loro giro di conoscenze nel mondo del cinema – alla causa, e soprattutto al cast di ospiti, del BAFF. Non a caso oggi il buon Steve – che ad inizio festival ha rivolto un bellissimo post di saluti agli amici bustocchi – è Conservatore della Cineteca Nazionale, nominato su proposta di tale Sergio Castellitto, presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia. “Mica pizza e fichi”, come direbbe lui.

Premio “Sincerità” a Maurizio Porro: presentando il suo libro allo Studio A&A-Albè e Associati, il mitico critico del “Corriere” non ha perso tempo e non ha usato giri di parole per rimarcare, dall’alto della sua autorevolezza, una crisi del cinema forse irreversibile. “I cinema sono deserti e i teatri pieni“. Dando così anche una possibile chiave di lettura per le sale non più affollate del BAFF. Realista.

Maurizio Porro ospite allo Studio A&A

Premio “Bake Off” alla politica bustocca: troppo impegnata a “rimpastare” per prestare l’attenzione che merita al BAFF. A parte le passerelle, iniziale e finale, a beneficio dei fotografi, e le solite lodevoli eccezioni – in primis Manuela Maffioli, che ha inaugurato il festival da vicesindaco e l’ha chiuso da assessore alla cultura, e il sindaco Emanuele Antonelli, come sempre presenti a diversi incontri – lo sguardo per quella che dovrebbe essere la manifestazione principe della città, e per la quale peraltro l’amministrazione sgancia diversi quattrini, rimane piuttosto distratto.

La politica (e non solo) sul Red Carpet

Menzione speciale all’assessore regionale alla cultura Francesca Caruso che ha fatto il suo debutto sul Red Carpet del BAFF. Poi magari le ragioni sono in una ritrovata affinità politica, ma va bene lo stesso.

Premio “Maledetta Primavera” agli spettatori (si contano sulle dita di una mano, per fortuna) del film “La primavera della mia vita” che si sono alzati e se ne sono andati via dal Lux mentre ancora stavano proiettando il cortometraggio “Api” che  anticipava la visione della pellicola di Zavvo Nicolosi con Colapesce e Dimartino. Non avevano capito o non si erano accorti che il film vero e proprio non era nemmeno iniziato, o forse li avevano mandati in tilt i bestemmioni non censurati di cui era infarcito il corto. Ma se persino la CEI ha “sdoganato” le espressioni blasfeme nel film “Comandante” con Favino, che fretta c’era?

Premio “La Corazzata Cotiomchin” agli stoici spettatori della serata finale al Lux che sono rimasti incollati alle seggiole del cinema di Sacconago per vedersi tutto ma proprio tutto “La bête” di Bertrand Bonello, 146 minuti di film, iniziato ben oltre le 21.30 per via di premiazioni e convenevoli di fine festival. “Gran film” lo ha definito il presidente Munari. Ma per un sabato sera forse non proprio la scelta più digeribile. E infatti in molti si sono arresi all’orologio. Menzione speciale anche per chi ha tirato le 00.26 nel “covo” di cinefili della sala Ratti di Legnano per il dibattito (“no, il dibattito no” avrebbe obiettato Nanni Moretti) su “Una sterminata domenica” di Alain Parroni.

Premio “Ricominciamo” a Baff Off: il ritorno di un dopo-festival è una delle buone notizie di questa edizione. Gli anni d’oro del “Melograno” non ritorneranno, ma per avvicinare i giovani una performance come quella degli Scudetto può dare una mano. Anche se forse l’ICMA è soprattutto la casa dei suoi studenti e ci vorrebbe un “point” più immerso nella città. Però bisogna insistere, perché l’alternativa è un BAFF che “va a letto presto”, per dirla come Noodles, il personaggio interpretato da Robert De Niro in “C’era una volta in America”.

A Baff Off gli Scudetto, alias Alessandro Fiori e Giacomo Laser

Premio “Saudade” alla sigla del BAFF: alzi la mano chi, tra coloro che hanno vissuto gran parte di questi 21 anni di storia, non viene percorso da un brivido lungo la schiena quando rivede la sigla ufficiale, riaggiornata ogni anno, del B.A. Film Festival, con quel jingle musicale azzeccatissimo. Da Francis Ford Coppola che balla a Umberto Eco e Michelangelo Antonioni. Ecco, tutto questo è (stato) il BAFF. E sarebbe bene che Busto Arsizio non se lo dimentichi troppo in fretta.

A Busto cala il sipario su un BAFF in tono minore. «Ma la qualità è alta». Tutti i premi

busto arsizio baff contro premi – MALPENSA24
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