COCQUIO TREVISAGO – «Questa è una rapina». Quell’uomo che era entrato in banca con la scusa di voler aprire un conto, cappellino, occhiali scuri e guanti, non era affatto un cliente. E del resto gli impiegati della filiale del Crédit Agricole di Cocquio Trevisago, lo scorso 19 gennaio si erano già insospettiti.
Pendolari del crimine
Quello messo a segno è stato un colpo da 95mila euro. Ma i rapinatori non sono riusciti a godersi il malloppo perché ben presto sono scattate le manette. Quello finito sul banco degli imputati oggi, giovedì 17 ottobre, davanti ai giudici del Tribunale di Varese è l’ultimo dei quattro appartenenti al commando a finire a processo. Gli altri tre, tutti pendolari del crimine arrivati apposta dal napoletano per mettere a segno la rapina, hanno patteggiato pene tra i tre anni e sei mesi e i 4 anni e due mesi lo scorso 2 ottobre.
Chiusi nel retro con le mani legate
Oggi in aula sono stati ascoltati gli impiegati dell’istituto di credito che hanno raccontato di mani legate con fascette di plastica e trasferimento forzato, per loro e per i clienti presenti, nel retro della filiale mentre i quattro arraffavano un bottino di tutto rispetto. L’autista della banda era stato immediatamente fermato dopo il colpo, intercettato dai carabinieri della stazione di Besozzo e dagli agenti della polizia locale di Cocquio nel parcheggio di un centro commerciale. Gli altri tre sono stati raggiunti di ordinanze di custodia cautelare in Campania. Dopo gli arresti i carabinieri hanno trovato nell’abitazione di uno dei fermati una busta contenente 14.600 euro in contanti, parte del provento della rapina. A fine mese, sono attesi altri testimoni in aula, poi le conclusioni con la richiesta di pena da parte del pubblico ministero Carlo Bray.
Rapina al Crédit Agricole di Cocquio: arrestati a Napoli anche i complici
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