VARESE – Due pesanti lastre di marmo che fluttuano su e giù nell’aria, sostenute da un lungo braccio meccanico in una perpetua ricerca dell’equilibrio. È una potente metafora del desiderio quella che offre al visitatore l’installazione monumentale (nel video qui sotto) allestita negli spazi della Scuderia Grande di Villa Panza. Un’occasione per riflettere sull’attesa e sulle sospensione che chiunque prova davanti alle aspettative della vita. La condizione del desiderio è il titolo dell’opera firmata da Arcangelo Sassolino.
Fino a febbraio
Dopo l’anteprima di oggi – giovedì 24 ottobre – alla presenza dell’artista, l’installazione aprirà al pubblico domani, venerdì 25, e resterà nella dimora Fai di Biumo fino al 23 febbraio 2025. Con questa “project room” si apre un nuovo ciclo di mostre site-specific. L’opera è un’imponente struttura concepita dall’artista vicentino nel 2009 per lo spazio Z33, a Hasselt, in Belgio, che a Villa Panza trova una nuova configurazione e una collocazione ideale proprio nella Scuderia Grande che il conte Panza immaginò per allestire opere d’arte potenti. «Quando sono entrato in questo spazio – dichiara l’artista – mi è tornato in mente il lavoro di Hasselt e ho capito che qui c’erano le condizioni ideali per mostrarlo: per la sua dimensione, per l’acustica, per la luce e per il fatto che Villa Panza è un tempio di meditazione minimale».
L’installazione
L’installazione è composta da una struttura di putrelle, azionata da un impianto ad aria che permette la lenta e costante oscillazione di un lungo braccio meccanico, il quale occupa l’intero spazio della scuderia. Alle estremità del braccio sono appese due pesanti lastre di marmo bianco di Carnia. Un materiale che per l’artista non è solo un omaggio alla tradizione, ma anche un simbolo legato alla condizione dell’uomo. «Lo associamo alle sculture classiche, lo troviamo nelle chiese – spiega Sassolino – mi interessava l’idea che diventasse in qualche modo leggero nel suo fluttuare nell’aria». Il peso della materia tuttavia non viene annullato: il carico grava sulle travi e forza al limite il perno centrale della struttura, dove sembra concentrarsi, come in un punto archimedico, tutta la fatica della macchina. In questo perpetuo e irrisolto tentativo di trovare equilibrio l’opera non solo scandisce lo scorrere implacabile del tempo, ma diventa così una metafora del desiderio.
Il paradosso del desiderio
Per Sassolino il desiderio è sempre connesso a un’attività, a un impulso, a uno sforzo che non sempre raggiunge il suo risultato. L’artista lo descrive come l’emblema del paradosso dell’esistenza, espressione di una mancanza, di un bisogno, e tentativo di sopprimerli. Ma sopprimere la mancanza e il bisogno significherebbe eliminare la vita stessa, sopprimendo il farsi dell’esistenza. «Un desiderio – sottolinea Angela Vettese, curatrice dell’esposizione – che non può mai dirsi soddisfatto e che, nel suo moto pendolare, impone continuamente un dispendio di energie e uno stato di allarme che sono, anch’essi, dati costanti della poetica di Sassolino». Il progetto si inserisce nella tradizione di Villa Panza, che negli anni ha accolto lavori legati al confronto tra arte, natura e scienza: «Project-room con opere site specific – dice Gabriella Belli, curatrice delle attività espositive e del programma scientifico della villa – che inviteranno il pubblico a misurarsi con esperienze e linguaggi di artisti talentuosi, giovani e non, dialoganti con le opere della collezione permanente e capaci di sollecitare la curiosità dei visitatori attraverso lavori che si confronteranno con quella che fu la linea culturale di Giuseppe Panza di Biumo, mostrando inedite esperienze creative». E intanto prosegue fino al 6 gennaio la mostra “Nel Tempo” aperta lo scorso giugno.
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