“Ai cittadini non interessano le spiegazioni ma il modo in cui si lavora”. Ipse dixit Emanuele Antonelli, sindaco di Busto Arsizio richiesto in consiglio comunale di spiegare i motivi politici e amministrativi del recente rimpasto di giunta. Un po’ come dire: non importa di colore è il gatto, l’importante è che prenda il topo. Una frase attribuita, se non andiamo errati, a Mao Tse Tung, dal significato eloquente. Insomma, il primo cittadino bustocco guarda al risultato. In fondo è un uomo del fare, molto meno del dire. Ma in alcune occasioni bisognerebbe anche dire. Per rispetto di quei cittadini, e sono tanti, che vorrebbero capire come mai sono stati cambiati quattro assessori in una volta sola, riassegnate deleghe, scompaginati gli assetti dell’impianto amministrativo.
Certo, i sindaci di tutti i comuni hanno sempre modificato in corsa i loro esecutivi. Trovando però una ragione ai cambiamenti. Perché i cittadini non sono né sudditi acritici di un regime né, tanto meno, lobotomizzati, votano e hanno il diritto di capire. Invece nel rimpasto della giunta bustocca non si capisce nulla o quasi. E quello che si capisce non depone per la trasparenza di cui si riempiono la bocca i politici. E’ passato un mese dal giorno in cui è stata definita la nuova giunta, ma per arrivare a questo ci sono voluti mesi di chiacchiere e di supercazzole. Fuori quattro, dentro altri quattro. Perché? Qual è la causa di una tale decisione? Incompetenti gli assessori bocciati? No, proprio il sindaco li ha sempre elogiati per il loro lavoro. E allora? Il punto è che, secondo noi, le motivazioni politiche non ci sono, se non quelle di rimescolare le carte per una staffetta collettiva a favore di chi non aveva trovato posto all’inizio. Insomma, cadreghe per giustificare rancori e mire personali. Se così non fosse, le spiegazioni ci sarebbero state fin da subito. Al contrario, o così o pomì.
Nel frattempo arrivano notizie di malumori comunque incombenti nei due partiti maggiori, Fratelli d’Italia e Lega. Se n’è avuto contezza durante l’ultima riunione del consiglio comunale, con i dissidi palesi tra i meloniani. Che, ci raccontano, litigano spesso tra loro, mancanti di un leader locale che sappia indirizzare istanze, desiderata e velleità. Con qualcuno del gruppo che tiene nel portafoglio il santino della Buonanima e che farebbe strame del confronto democratico (i precedenti sono noti). Insomma, non proprio l’ideale per sostenere il lavoro della giunta. Tanto che non è un mistero come tra il sindaco e il circolo di Fratelli d’Italia i rapporti non siano affatto idilliaci.
Nella Lega, invece, i mal di pancia riguardano l’atteggiamento del segretario cittadino e ora assessore, Alessandro Albani, che si tiene stretto il doppio incarico politico e amministrativo, quest’ultimo ottenuto giubilando un collega di partito senza ombre apparenti. C’è chi vorrebbe commissariare la sezione, come sarebbe accaduto in altri tempi, quando, diceva Roberto Maroni, “un culo una sedia”. Ma erano appunto altri tempi e c’era un’altra Lega. Oggi è tutto cambiato, dentro e fuori i partiti. Ciò che accade a Busto è soltanto un aspetto, purtroppo reale, di quanto succede altrove, nella famosa “terra dei cachi” cantata da Elio e le Storie Tese. E noi, poveri tapini? Per il momento, in attesa di nuovi spartiti, nella bustocca terra dei cachi “se famo du spaghi”.
Il rimpasto di giunta incendia il consiglio di Busto. Cascio si dimette per protesta
