Gallarate-Gibellina, Cassani non spegne la polemica. «Noi rispettato le regole»

Gallarate gibellina capitale arte

GALLARATE – «Se qualcuno della giuria avesse fatto un giro tra le città candidate, probabilmente il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026 sarebbe andato a qualche altro Comune e non a Gibellina». A quattro giorno dal verdetto che ha infranto i sogni di gloria di Gallarate, per il sindaco Andrea Cassani non è ancora tempo di spegnere la polemica. 

La giuria e le regole

In risposta alle opposizioni gallaratesi, che avevano criticato le sue prime dichiarazioni post-verdetto, il primo cittadino durante la sua consueta diretta social del lunedì ha voluto raccontare alcuni dettagli delle audizioni romane, scagliandosi in particolare contro la giuria nominata dal ministero della Cultura.
Ogni Comune, ha spiegato Cassani, poteva presentarsi con una delegazione composta da dieci persone («noi eravamo in sei»), mentre da altre città candidate sono arrivati in più di trenta. Stesso discorso per le persone che avevano diritto di raccontare il progetto. «Ci hanno detto che potevano parlare solo in tre: basta vedere la presentazione di altri Comuni per vedere quanti hanno parlato», ha detto. «Non capisco perché vengono date le regole se poi si dà il permesso di non rispettarle. A noi quando danno le regole proviamo a rispettarle».

Il metodo Gibellina 

Ancora Cassani: «Nessuno di noi durante l’audizione è venuto a dire che metteremo più soldi laddove vincessimo il titolo, perché secondo noi si valutava il progetto e non promesse che qualcuno si è permesso di fare». Cassani non ha fatto nomi, ma a chi ha seguito la presentazione non è sfuggito l’intervento del presidente dell’assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno. Non risultava tra i relatori, eppure ha preso la parola in sala Spadolini garantendo con il classico dei fuori programma ad effetto un extra budget in caso di vittoria di Gibellina.
Nella sua diretta social Cassani ha fatto emergere diverse differenze tra Gallarate e le altre candidate («Noi abbiamo fatto vedere le immagini della nostra città, altri immagini della regione e di monumenti che non sono nemmeno localizzati vicino a loro»), prima della stoccata finale: «Non possiamo dire che è una città esempio di rigenerazione urbana: basta andare su Google Street View per vedere com’è oggi». Lui l’ha fatto, e sul proprio profilo Instagram ha pubblicato la seguente Stories: 

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