Caso Sabba, bocche cucite a Palazzo. L’ex presidente Cornacchia: «C’è poca serietà»

BUSTO ARSIZIO – Il “giallo” della presunta incompatibilità dell’assessore Matteo Sabba, quando era consigliere comunale, continua a tenere banco in città. Bocche cucite a palazzo Gilardoni – anche se le verifiche supplementari sarebbero in corso rispetto all’attuale posizione dell’esponente della Lista Antonelli – e nessuna discussione ufficiale nemmeno nel vertice di maggioranza di ieri, 4 novembre, dedicato al bilancio preventivo 2025. Ad intervenire è l’avvocato Diego Cornacchia, già presidente del consiglio comunale dal 2011 al 2016: «È una questione che va chiarita, per capire se l’incompatibilità persiste e se sussisteva, come credo, sin da quando Sabba si era candidato alle elezioni nel 2021».

L’esperienza pregressa

Cornacchia è uomo di legge ma si è anche già trovato, da presidente dell’assemblea di Palazzo Gilardoni, ad avere a che fare con questioni analoghe: «Quando ero nell’esercizio delle mie funzioni di presidente del consiglio – rivela l’avvocato bustese – ebbi modo di riscontrare strada facendo due potenziali incompatibilità tra i consiglieri, a prescindere dal parere del segretario comunale e dalle votazioni in aula. In un caso, c’era un contenzioso con il Comune di fronte al giudice di pace, che il consigliere abbandonò, e nell’altro si trattava di un medico che lavorava con il servizio sanitario nazionale e che poteva avere elementi di incompatibilità ma fu chiarito. Oggi mi chiedo cosa faccia la presidente del Consiglio quando si trova di fronte a situazioni di quella fatta».

Il conflitto d’interessi

L’ex presidente Cornacchia un’idea se l’è fatta sulla vicenda: «Credo che Sabba fosse incompatibile già all’atto di presentazione delle liste nel mese di settembre del 2021, in quanto presidente del Distretto Urbano del Commercio, che è un ente partecipato dal Comune, e in quanto affidatario della gestione del parco Comerio, sulla base dell’articolo 63 della legge 267 del 2000. E quindi era già allora incandidabile, in quanto aveva interessi che confliggevano con l’attività amministrativa che avrebbe dovuto dichiarare. Del resto, se qualcuno ha interessi particolari non può candidarsi perché sfrutta un incarico, in quel caso oltretutto di nomina del sindaco nel caso del DUC, per essere eletto. Poi questi profili furono rilevati dall’ottimo segretario generale Domenico D’Apolito sia nel caso della presidente Patrizia Testa, che diede prontamente le dimissioni, sia nel caso di Sabba, che dichiarò di averli eliminati. Ma non si capisce in che misura, se poi continua a gestire il chiosco del parco Comerio».

Cosa succede adesso?

Adesso la questione è tornata alla ribalta: «E ora spetta al nuovo segretario comunale accertare se persistevano e se ancora persistono queste cause di incompatibilità rilevate, e mi rammarico che chi le ha segnalate sia rimasto anonimo – aggiunge l’ex presidente dell’assemblea di Palazzo Gilardoni, che ha lasciato la politica attiva nel 2021 – ma la stessa presidente del consiglio comunale avrebbe potuto fiutare che c’era qualcosa da approfondire e chiedere se fosse il caso di fare accertamenti. Avrebbe potuto metterci il naso, invece qui a Palazzo finisce tutto a tarallucci e vino. Indice di poca serietà sul piano giuridico, che è quello di mia competenza, da parte di questa amministrazione, mentre non sta a me giudicare il piano amministrativo». Per Cornacchia infatti «chiunque, anche un cittadino comune, avrebbe potuto rilevare le cause di incompatibilità e avviare i dovuti accertamenti con un esposto ed eventualmente con il ricorso all’autorità giudiziaria».

Busto, presunta incompatibilità taciuta per anni. Un giallo per l’assessore Sabba

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