VARESE – «Erano terrorizzati da lui. Io stessa quando andavo a cena o a pranzo da loro avevo paura ad entrare con l’auto». E’ stata Adriana Mozzillo, nonna di Lavinia Limido e madre di Marta Criscuolo ad aprire l’udienza di oggi, mercoledì 27 novembre, del processo che vede Marco Mandrinati, ex marito di Lavinia accusato di stalking nei confronti dell’ex moglie e dell’ex suocera e di danneggiamento. Manfrinati è in carcere per il tentato omicidio di Lavinia e dell’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido, intervenuto in via Ciro Menotti nel maggio scorso per soccorrere la figlia che Manfrinati stava aggredendo. Limido fu accoltellato a morte dall’ex genero.
Avevamo tutti paura
Nell’udienza di oggi i testi di parte, rappresentata dall’avvocato Fabio Ambrosetti, hanno di fatto tutti confermato come l’intera famiglia Limido, dopo che Lavinia aveva lasciato il marito insieme al figlioletto Aiace, vivesse nella paura che Manfrinati potesse commettere qualcosa di grave. A cominciare proprio dalla nonna della vittima del tentato omicidio (Manfrinato è reo confesso per i fatti di via Menotti) che ha spiegato come la nipote, ma anche la figlia e il genero, vivessero sempre in tensione. «Controllavano che lui non fosse nei paraggi – ha detto la teste – Quando andavo a trovarli Fabio scendeva sempre a controllare che non ci fosse nessuno, restava lì sino a quando il cancello non si era chiuso completamente. Io posso riferire di ciò che Manfrinati ha fatto a me. Mi ha rotto il vetro dell’auto e per sei volte mi ha tagliato le gomme. Ho dovuto mettere una telecamera e alla fine abbiamo avuto le prove, dalle immagini, che era stato lui».
Nascosta per 20 giorni
Tutti i testi ascoltati oggi hanno descritto una situazione di stress costante: «Erano sempre allerta. Come se fossero sempre in attesa che potesse accadere qualcosa di terribile», hanno spiegato i testimoni. «Lavinia si nascose a casa mia dopo essere scappata con il figlio dal marito – ha raccontato l’amica di famiglia che per 20 giorni nascose la ragazza nella sua casa di Appiano Gentile – Si rivolsero a me perché Manfrinati non mi conosceva e non sapeva dove abitassi. Lavinia aveva paura, non uscì mai di casa. Aveva una parrucca, me la mostrò. Era guardinga sempre. Il figlio era sereno e durante quel periodo, questo mi sorprese, non l’ho mai sentito chiedere del padre».
Ammazzo te e il bambino
Gli amici di Lavinia hanno spiegato come, quando la ragazza usciva con loro (raramente) la riaccompagnavano alla macchina per controllare che Manfrinati non fosse lì ad attenderla, «Mi raccontò delle minacce di morte – ha spiegato una delle migliori amiche della ragazza – Mi raccontò che Manfrinati le disse “se te ne vai ammazzo te e il bambino, poi mi suicido“. Sempre Lavinia mi spiegò che lui la controllava sui soldi, io stessa, quando andai a trovarli a casa loro, dopo il matrimonio, avevo visto atteggiamenti strani da parte di Manfrinati nei confronti di Lavinia».
Manfrinati non è nulla
Manfrinati che, come hanno riferito i testi, aveva cambiato la vita di tutta la famiglia. I Limido installarono telecamere, si fecero dare consigli da un istruttore che addestra forze di polizia su come proteggersi, comprarono un cane da difesa, erano costantemente guardinghi. Fabio Limido teneva in auto una mazza da golf, non perché giocasse a golf, ma per difendersi in caso di aggressione. Il 6 maggio scorso quando Limido intervenne per salvare la figlia che l’ex marito non ha ucciso per un soffio quella mazza nulla potè contro i fendenti del 40enne che assassinò l’ex suocero. «I testi hanno confermato il quadro accusatorio nei confronti di Manfrinati. E questa non è narrazione, sono fatti. Visto ciò che poi è accaduto», ha concluso l’avvocato Ambrosetti. Manfrinati, che testimonierà (come legittimo) quando saranno terminati gli esami dei testi di accusa e parte civile, è rimasto collegato da remoto all’udienza solo per pochi minuti. «Non ho provato niente nel vedere Manfrinati – ha concluso Marta Criscuolo, madre di Lavinia – Perché Manfrinati non è nulla».
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