Voto palese sulla sfiducia, le opposizioni di Busto: «Segno di debolezza e arroganza»

Da sinistra: Emanuele Fiore, Gianluca Castiglioni, Santo Cascio, Maurizio Maggioni e Gigi Farioli

BUSTO ARSIZIO – Non ci stanno, i gruppi di opposizione. La proposta del sindaco di modifica del regolamento del consiglio comunale che introduce il voto palese al posto del voto segreto sulle mozioni di sfiducia per gli assessori e il presidente del consiglio lascia tutti i capigruppo perplessi e sconcertati: «un’altra pagina di brutta politica» per Santo Cascio di Progetto in comune e «una forma di sfrontata e arrogante debolezza» per l’ex sindaco Gigi Farioli (PRL), mentre Maurizio Maggioni (PD) cita un filosofo per affermare che «quando il popolo vede cittadini malvagi il voto dev’essere segreto per tutelare quelli buoni che vogliono cambiare». E se Gianluca Castiglioni (BaC) non capisce «che paura possa avere il sindaco», Emanuele Fiore (gruppo misto) solleva il sospetto che in maggioranza abbiano «paura dei franchi tiratori».

Cascio: «Debolezza e prepotenza»

Gruppi di minoranza sulle barricate contro la modifica del regolamento del consiglio comunale proposta dal sindaco Emanuele Antonelli per cancellare il voto a scrutinio segreto nelle mozioni di sfiducia. «Mi è ribollito qualcosa nello stomaco – ammette Santo Cascio, capogruppo di Progetto in comune – sappiamo che il nostro sindaco è abituato a fare e disfare, ma il voto segreto è previsto proprio per garantire la libertà da eventuali pressioni e condizionamenti. Per questo lo reputo un atto grave, e un’altra pagina di brutta politica, se i regolamenti si cambiano a seconda di come si vogliono sistemare le cose. Da che mondo è mondo, le regole non si cambiano durante il gioco: farlo con il caso ancora aperto è un segno di debolezza. E di prepotenza».

Farioli: «Inelegante e sproporzionata»

Gigi Farioli, capogruppo di Popolo, Riforme e Libertà, è perplesso dalla scelta di tempo della modifica: «Trovo questo atteggiamento inelegante e non rispettoso del galateo istituzionale – le parole dell’ex sindaco – non mi scandalizza ma la trovo una forma di sfrontata e arrogante debolezza, peraltro sproporzionata rispetto all’effetto visto che un’eventuale sfiducia non sarebbe vincolante per il sindaco. Come ho sempre detto, su questa vicenda non mi interessa la querelle da vincere, ma la tutela delle istituzioni, della libertà di pensiero e della libera espressione di ogni singola volontà, soprattutto su temi che non possono essere vincolo di appartenenza ma che riguardano il rispetto della legalità, la correttezza giuridica e la credibilità delle istituzioni, a tutela innanzitutto di chi quei ruoli è chiamato a svolgere».

Castiglioni: «Di cosa ha paura il sindaco?»

Rimane perplesso, soprattutto per il “timing”, anche il capogruppo di Busto al Centro Gianluca Castiglioni: «Non capisco che paura possa avere il sindaco Antonelli, che ha il pallino in mano e può tenere conto o meno dell’esito delle mozioni. Restano questioni politiche, al di là delle decisioni su eventuali dimissioni o meno». E poi c’è la questione di merito sul voto segreto: «Per me il voto palese è un limitare la libertà personale, perché per motivazioni politiche o partitiche, non permette una piena libertà di espressione di quello che uno si sente di fare al di là dei condizionamenti. Personalmente, ho sempre deciso secondo coscienza al di là delle prese di posizione di maggioranza e minoranza, ma è chiaro che un voto palese su una mozione di sfiducia potrebbe condizionare le scelte di qualche consigliere». E per il capogruppo del misto Emanuele Fiore «questa modifica alla prima seduta di consiglio utile lascia pensare che la maggioranza abbia paura di qualche franco tiratore. Non è certo il voto segreto sulle mozioni la priorità di Busto Arsizio».

La nota di Maggioni (PD)

Non considerando le valutazioni giuridiche, che comunque avremo modo di approfondire, vale una considerazione che caratterizza l’importante storico dibattitto sulla scelta di ricorrere al voto palese o al voto segreto nelle assemblee democratiche.
Attribuibile ad un filosofo intervenuto agli albori della nascita dei sistemi democratici afferma che quando un popolo è buono e tutti i cittadini sono rispettosi delle regole, “il voto deve essere dichiarato ad alta voce”. Ma quando il popolo vede cittadini malvagi e cittadini che non rispettano le regole, il voto deve essere segreto per tutelare coloro che, buoni, vogliono cambiare.
Di questo filosofo dico solo che non era liberale, essendo i filosofi le giuristi liberali ben più favorevoli al voto segreto; non cito il nome perché lo lascio alla ricerca di chi pretende quasi in ogni seduta di pontificare giudizi di inadeguatezza ai consiglieri di minoranza, dimostrando peraltro una evidente improvvisazione su argomenti la cui delicatezza meriterebbe un organica analisi giuridica e politica.

Sabba, niente sfiducia. E la giunta cambia le regole: voto palese e non più segreto

busto arsizio voto segreto sfiducia – MALPENSA24