BUSTO ARSIZIO – Niente mozione di sfiducia per l’assessore Matteo Sabba: nell’ordine del giorno del consiglio comunale, convocato per il prossimo 16 gennaio, compare infatti una mozione di censura – firmata da otto consiglieri di opposizione su nove (manca la sottoscrizione di Emanuele Fiore) – nei confronti di Sabba, di cui è emersa l’incompatibilità ai tempi in cui era consigliere comunale. Nel frattempo, però, per cautelarsi da future mozioni, la giunta su input del sindaco Emanuele Antonelli ha promosso una delibera di modifica del regolamento del consiglio comunale, che verrà messa al voto sempre nell’assemblea del 16 gennaio, e che non mancherà di suscitare polemiche: l’introduzione del voto palese per appello nominale, invece dello scrutinio segreto, in caso di mozione di sfiducia nei confronti del presidente del consiglio o di un assessore.
Il voto palese
L’opposizione non è riuscita a concretizzare l’intenzione, manifestata dopo l’accesissimo dibattito in consiglio comunale dello scorso 16 dicembre, di presentare una mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore Matteo Sabba per l’ormai nota vicenda dell’incompatibilità. Manca la nona firma – il minimo previsto dal regolamento per la sfiducia – quella del rappresentante del gruppo misto Emanuele Fiore. Così il testo, sottoscritto dagli altri otto consiglieri di minoranza, si limita ad invocare la censura per «il comportamento del sig. Sabba Matteo in quanto non ha adempiuto agli obblighi di legge e non ha rispettato gli impegni assunti con il Consiglio Comunale e ne propone le dimissioni dalla carica di assessore». In ogni caso l’esito del voto non è vincolante per il sindaco, ma del resto non lo sarebbe stato nemmeno in caso di mozione di sfiducia.
Voto segreto: mai più
Nonostante la mancata mozione di sfiducia, la maggioranza di centrodestra gioca d’anticipo anche stavolta, come già in occasione della precedente seduta consiliare con l’interrogazione urgente che ha scatenato il dibattito sul caso Sabba. In giunta infatti è stata varata una delibera proposta dal sindaco Antonelli per la modifica del regolamento del consiglio comunale, che cancella il voto a scrutinio segreto previsto per le mozioni di sfiducia degli assessori, introducendo espressamente il “voto palese per appello nominale” in caso di sfiducia, sia per gli assessori che per il presidente del consiglio comunale. Un cambio di regole giustificato da «ragioni di trasparenza dell’azione amministrativa e di coerenza del testo regolamentare con le norme statutarie vigenti», da quel che si legge nella delibera, un riferimento al fatto che il voto di sfiducia nei confronti del sindaco è già oggi palese. Ma il “timing” sembra palesemente pensato per mettere in sicurezza un eventuale voto di sfiducia nei confronti di Sabba: evidentemente il sindaco non ammette “scherzi” da parte dei suoi consiglieri, che potrebbero essere tentati dal voto segreto a fare uno sgambetto ad un assessore in carica. Questione, è il caso di dirlo, di fiducia.
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