Musica elettronica, “11” artisti per i Niton. La presentazione del nuovo disco a Varese

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VARESE – Dieci anni di esplorazione sonora, sia nella creazione che nell’esecuzione di musica elettronica, celebrati con “11”, album che per il viaggio intrapreso dai Niton costituisce una pietra miliare: per la prima volta il trio italo-svizzero ha deciso lavorare in studio collettivamente convocando, per ciascuno dei dieci brani previsti, undici artisti internazionali provenienti da differenti background. Il disco, uscito a fine novembre per le etichette Shameless e Pulver Und Asche sarà presentato ufficialmente giovedì 16 gennaio alle 18 al Record Runners di via Albuzzi, negozio di dischi di Varese che per l’occasione ospiterà anche Andy Moor, storico chitarrista della punk band olandese The Ex.

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Una nuova fase del viaggio

L’album “11”, affidato alle amorevoli cure di Henning Schmitz dei Kraftwerk per il mastering, segna per i Niton il passaggio dagli anni della formazione a una fase più matura, che abbraccerà nuovi e più ampi orizzonti sonici: non si tratta quindi di una semplice celebrazione del loro passato ma consiste in un salto verso regni musicali inesplorati, predisponendo il palco per una nuova fase del viaggio.
Il trio dedito alla musica elettronica alternative si è formato nel 2012 al confine tra Italia e Svizzera e prendendo le mosse dalla natura eterogenea dei suoi componenti – Zeno Gabaglio con il violoncello elettrico, Luca “Xelius” Martegani con i sintetizzatori analogici ed El Toxyque con strumenti e oggetti da lui ideati e amplificati – hanno proposto un originale approccio al genere che finora tra trovato espressione in quattro album e in numerose colonne sonore per film, teatro e installazioni.

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Dalla musica etnica dell’Africa ai territori noise e drone

È veramente ampio lo spettro sonoro dei panorami creati dall’ensemble e dai suoi sodali, in grado di spaziare dalla musica etnica di Marocco e Camerun, rispettivamente con il cantautore Meryem Aboulouafa (“Noi”) e lo sciamano Achille Ateba Mvondo (“Les larmes vont couler”), agli echi dance con il sassofonista inglese John Butcher (“I was dying”), fino agli effetti che El Toxyque ha ricavato da una ruota di bicicletta (“Spin-orbit interaction”) o le atmosfere ethereal evocate con il polistrumentista austriaco Boris Hauf (“Lampo”).
Tra i contributi, oltre a quelli dei vicini svizzeri Béatrice Graf (“Arnes Kraftfeld”), Vanni Bianconi, Julian Sartorius e Peter Kernel (“Everything everywhere”), spiccano il sax di Andy dei Bluvertigo (“Ambieterni”) e la chitarra di Moor che guida la band attraverso territori noise e drone (“Huella infinita”). Per il gruppo devoto a ricerca e sperimentazione non poteva poi mancare l’omaggio – e riflessione sull’eredità lasciata dai suoi esperimenti – al nume tutelare Guglielmo Marconi: “11th February 1901, a letter from Niton” con la compositrice Olivia Louvel.

A Sesto dialogo sulla luce tra la fotografia di Vanetti e i bronzi di Sangregorio

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