L’avviso ai naviganti di Mattarella

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La lectio magistralis di Sergio Mattarella a Marsiglia

di Gian Franco Bottini

Una cosa davvero strana. La versione on line del Corriere della sera del 5 gennaio riportava il lucidissimo intervento del Presidente Mattarella, effettuato la mattina stessa presso l’università di Marsiglia. Dopo qualche ora l’informazione veniva tolta per riapparire il giorno successivo nella forma di poco più che una nota a margine, mentre nella versione cartacea dello stesso “giornalone” non se ne aveva alcuna traccia. “il Giornale”invece (notoria voce leghista), riportava la notizia in prima pagina e titolava nientemeno “Mattarella contro Trump e Musk. Attacco del Quirinale. Il pugno di Mattarella”.

Una prima osservazione da bar (ma non tanto) poteva far pensare che il contenuto dell’intervento di Mattarella, mentre a qualcuno “molto importante” poteva non essere piaciuto ottenendo di non enfatizzarlo , a qualcun altro (e chi se non a Salvini) non era parso vero di utilizzarlo per potersi togliere qualche sassolino, perchè ancora gli bruciava di essere stato “lasciato a casa” dalla gita nel salotto buono di Trump, ai tempi del suo insediamento.

Se così fosse avvenuto si sarebbe potuto liquidare la cosa come dispettuccio in famiglia, senonché, considerati i contenuti dell’intervento in questione, poco ci sarebbe da eccepire se invece si pensasse che Mattarella, con il suo intervento, avesse voluto buttare un sasso nello stagno della maggioranza di governo, il centro destra. E non sarebbe cosa da poco, ipotizzando le situazioni che inevitabilmente si presenteranno nel prossimo futuro.

Il Presidente, come spesso gli succede, ha fatto riferimento alla storia per valutare alcune situazioni attuali. Ha ricordato ciò che successe nel ‘29 del secolo scorso, quando una “guerra dei dazi” alimentò “una spirale di protezionismo e di misure unilaterali, con l’erodersi delle alleanze e il crearsi di regimi dispotici e illiberali in un clima di conflitto che ha fatto da incubatrice alla seconda guerra mondiale”. Il riferimento all’attuale minacciosa politica trumpiana è del tutto evidente.

Cedere alle tentazioni di isolazionismo fa “allargare il campo di quanti, ritenendo superflue per i propri interessi le organizzazioni internazionali pensano di abbandonarle. Negli interessi di chi?Dei cittadini? Dei popoli del mondo? Non risulta che sia così. Le conseguenze di queste scelte la storia ci insegna che sono già scritte.” E a chi se non a Trump, con le sue minacce di lasciare persino la Nato, si poteva riferire?

Mattarella ha chiesto attenzione agli ”usurpatori di democrazia “, senza risparmiare Putin e la sua aggressione all’Ucraina: “un progetto di conquista della stessa natura di quello del Terzo Reich” Nessuna tenerezza nemmeno per i “novelli corsari del cyberspazio, usurpatori delle sovranità democratiche e che vedono le organizzazioni internazionali come un nemico, perché ostacolano i loro interessi”. Pensiamo che a Musk siano “fischiate le orecchie”.

E si potrebbe continuare, riportando situazioni o atteggiamenti richiamati da Mattarella e non nuovi per queste e altre pagine, ma che pronunciati dal Presidente della Repubblica, in maniera non usualmente così graffiante, assumono ben altro rilievo. E’ del tutto evidente che ci troviamo in una delle situazioni comunicative più frequenti nella dialettica della politica: “parlare a nuora perché suocera intenda”. E qui le suocere possono essere tante, ma probabilmente una sola importava a Mattarella: il nostro Governo o meglio, il governo Meloni.

E’ evidente che l’ostentato “volemose bene” della nostra Première rispetto all’establishment americano, non va molto a genio al nostro Presidente e non certo per antipatie o gelosie personali (queste le lascia ad altri esponenti politici). Il suo intervento non pare nemmeno essere stato un rimbrotto per come, fino ad ora, si è mossa Meloni in campo internazionale; più che altro suona come“un avviso ai naviganti”, perché non passerà molto tempo che, soprattutto i nostri partner europei, ci chiederanno di uscire da certe ambiguità (oggi forse anche opportune, ma fino a quando?). E per la Première Meloni sarà finito il tempo degli equilibrismi.

In particolare sarà l’Europa la sua prima corsa ad ostacoli. Una Europa in difficoltà (così come lo sono i suoi più importanti partner) dove la nostra Première stà sicuramente creando gelosie e sospetti e dove, con indiscussa abilità, ha ottenuto per l’Italia un Commissario senza che il suo gruppo facesse parte della maggioranza, con ciò assumendo però la responsabilità di sostenere posizioni che non sempre potranno essere allineate alle idee dell’amico americano.

Probabilmente questo era il monito che Mattarella, in maniera molto franca, ha voluto lanciare nel suo intervento.

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