Merz e Meloni, la possibile palla gol

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Friedrich Merz

di Massimo Lodi

Il successo di Friedrich Merz, Cdu di destra, alle elezioni tedesche agevola l’Europa, rassicura l’Italia. Agevola l’Europa perché Merz instaurerà una nuova dialettica con Macron, modificando significato, obiettivi, prospettiva dell’asse tedesco-franco (non più franco-tedesco, vista la fanghiglia in cui razzola il gallo dell’Eliseo). L’idea è creare un coeso nucleo continentale che affronti per via pragmatica e senz’ideologismi le tre grandi questioni in ballo: economica, sociale, militare. Merz, pur se di carisma inferiore alla Merkel, è tutt’altro che un parvenu, essendo titolare d’una solida carriera politica/istituzionale. Farà certo meglio -in capo al Bundesregierung– dell’ingessato Scholz, badando a includere anziché escludere, punto primo/fondamentale del suo progetto Ue. Nessuna preferenza, pur se massima attenzione, verso Parigi, molta disponibilità verso altre capitali in grado di contraccambiargliela in concreto. Lo favoriranno decisioni rapide, rese praticabili dal probabile governo a due con l’Spd, una Grosse Koalition di vecchio nome e inedito conio. Spariti i liberali, impensabile un patto coi Verdi, tenuti a distanza i post-comunisti, esclusi da ogni operativo dialogo gli ultradestri dell’Afd, a Merz fa buon gioco intendersela coi socialisti, obbligati a cambiare leader/strategia.

Quanto all’Italia, le conviene una virtuosa empatia su due temi cruciali: sicurezza e immigrazione. Quel che importa tutelare a Roma, importa a Berlino. Se fermiamo la clandestinità, il favore è reso a noi e a loro. Loro per dire Germania e resto dell’Europa ragionevolizzata. Idem se teniamo botta sulla protezione dei cittadini. Inoltre può nascere una conveniente partnership d’affari. Meloni, che non dialogava con Scholz, parlerà volentieri con Merz. E viceversa. Esempio: allentare i freni al bilancio annuale (la Schuldenbremse), ostacolo a investimenti cruciali, gioverà ai crucchi e idem oltre il Brennero. Vantaggi reciproci pure nell’opporsi alle scorrerie di Trump e Musk. L’America rimane un sodale strategico, ma guai a volgersi in un prepotente amico. Certo è che su alcuni versanti, tipo quello degli armamenti, ci si dovrà sganciare dalla dipendenza-total: di qui la necessità d’un piano condiviso tra soci Ue per rendersi autonomi il più possibile. Merz ce l’ha in testa da tempo, Macron pare orientato a seguirlo, perché no Meloni?

Alla premier si offre la circostanza utile a tirar giù i sospettosi muri fra Italia e Germania. Esattamente come a Merz. Collaborazione, tanto offre il piatto in uscita dalla mensa elettorale tedesca. Che ha un sapore di conservatorismo illuminato, certo non condizionabile da socialisti sconfitti pesantemente e obbligati a cambiare mood, strada, finalità. Si scommette sull’epoca d’un riformismo del buonsenso, e l’Italia da socio di minoranza dell’Europa altezzosa vien chiamata ad essere socio di rilevanza. Sarebbe un peccato/un errore sbagliare il gol a porta a vuota. Daje.

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