Uyba pagelle, terza parte: tutti gli uomini (e non) del Presidente

BUSTO ARSIZIO – Pagelle, il gran finale. Dopo il focus sulle giocatrici, e sugli allenatori e sui tifosi è finalmente arrivato l’atteso momento di dare i voti della stagione ad un’altra componente dell’universo Uyba: quella societaria. Una dimensione che, nella stagione appena conclusa, ha vissuto un’autentica contro-rivoluzione, con l’inattesa uscita di scena della Famiglia Viganò (che in un amen aveva stravolto  l’assetto biancorosso come brand e personale) e l’altrettanto clamoroso ritorno in sella della vecchia dirigenza, capitanata da Giuseppe Pirola. Un terremoto che abbiamo cercato di sintetizzare in poche righe, ben sapendo in partenza che i voti espressi – apprezzabili e contestabili allo stesso tempo – non possono certo racchiudere tutte le verità, specie quelle non dette.

Giuseppe Pirola: 8. Da “Maudit” a “Eroe nel vento” è stato davvero un “Lacio Drom“. Dopo il colpo del secolo Velasco, “El Diablo” Pirola riesce ad ingaggiare da direttore tecnico un altro top coach come Gianni Caprara. Alla fine di un estate da “Desaparecido” in Arena, torna prepotentemente in sella alla “Tex” nella sua Uyba, decidendo – di fronte all’ennesimo bivio – di affidare la squadra a Barbolini. Da qui in poi la stagione delle farfalle svolta, diventando a tratti esaltante, fino ad un sesto posto finale al quale credevano in pochi. Eppure Pirola, uomo dalle sette vite come i gatti, ancora una volta ci aveva visto lungo. Decisionista il giusto, visionario anche di più.

Mattia Moro: 7.5. Tempo fa lo avevamo definito l’equilibratore e quest’anno più che mai lo confermiamo. Tra i problemi estivi, lo tsunami del post Vallefoglia, le pieghe del mercato e chi ne ha più ne metta, il dirigente biancorosso – piaccia o non piaccia – riesce sempre a stare al suo posto. Fra mille e più tempeste – e in queste due ultime stagioni in casa Uyba non ne sono certo mancate… – dimostra di saper sempre dialogare con tutte le parti, facendo da trait d’union fra squadra, società, sponsor, procuratori e non solo. Un compito non certo facile, spesso oggetto a sovraesposizioni (anche personali), con cui il direttore generale biancorosso – da pochi anni in questo ruolo – ha ormai imparato a convivere, senza mai perdere il controllo e… l’equilibrio.

Giorgio Ferrario 7 (compresi i fidatissimi Gabriele Alemani, Emanuele Squillace e Roberto Della Corna). Il mezzo voto meno è solo per lo “spavento” estivo che l’ultimo baluardo del triplete ci aveva fatto prendere con le sue dimissioni. Per fortuna il miglior media manager sulla piazza è ritornato a casa, continuando a sfornare contenuti su contenuti (quest’anno persino un concept album musicale) che danno sempre più lustro alla società, portando il brand Uyba a primeggiare, non solo sui social. Tempo fa un vecchio e navigato dirigente di volley ci fece una confidenza-provocazione: “Sapete perchè Busto resta un ambiente invidiato nel volley e apprezzato dalle giocatrici? Perchè a livello mediatico proietta un’immagine che supera l’effettiva dimensione societaria”

Carmelo Borruto 6.5: Costruisce una squadra pazzesca in cui pochi credono, ma alla fine, sul carro dei vincitori, ci salgono tutti tranne lui (e Caprara). Carattere forte, forse troppo, ma con una profonda conoscenza del volley (Pelloni, Van Avermaet e Kunzler non si “pescano” dal nulla). Peccato, con un po’ di spigoli in meno e con un po’ di pazienza in più (anche per lui vale il detto che Roma non fu costruita in un solo giorno…), avrebbe potuto far parte di una storia meravigliosa, contribuendo ad un cambiamento epocale. Ma Borruto – dirigente alla vecchia maniera – non è uomo da mezze misure, nè da doppie facce: è fatto così, prendere o lasciare. Lui ha lasciato, dando però le dimissioni: gesto – lo ricordiamo sempre – non scontato, né dovuto.

Famiglia Viganò: 6 Il giudizio è altrettanto complicato. Arrivato a Busto come l’atteso Godot di Brera Holdings, Gianluigi Viganò – conosciuto a Treviglio in quella memorabile partita salvezza – prova a ristrutturare la società, mettendo la giovane figlia Francesca al centro del progetto. Investita di tale responsabilità, Francesca – che si tatua pure una farfalla – ci mette l’anima (nuovo brand e nuovo sito, impianto audio, led pubblicitari al secondo anello, AdF in curva, progetto per un’Arena secondaria), impostando una rivoluzione che in un amen stravolge una realtà sportiva sì professionistica, ma con logiche, dinamiche e valori tutti suoi, basata ancora sui rapporti umani. Lo tsunami finisce per diventare un boomerang, quando Brera Holdings interviene a livello di organigramma.

Staff collaboratori e sponsor: 7. I più in vista sono Milvia Testa (responsabile amministrativa), Marco Quarantotto (uomo ombra ma ovunque) e Roberto Simonini (la sua Eurotek ha portato bene: e non è finita qui…), ma oltre a loro c’è un motore composto da mille ingranaggi che gira alla perfezione. Bravi tutti!

Uyba, le pagelle: tutti in piedi per le farfalle. Piva tre metri sopra il cielo

Uyba pagelle presidente MALPENSA 24
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