BARASSO – Collocata nel cuore del Mediterraneo, al centro di un cerchio magico di popoli, lingue e culture, situata a un passo dalla Liguria e dalla Toscana, a un tiro di schioppo dalla Provenza e dalle Baleari, la Corsica è terra esotica e tuttavia familiare. Il senso di estraneità che coglie il visitatore quando approda su quest’isola austera giungendo da luoghi più ameni è dovuto al fatto che anche coloro che vi sono nati e la abitano non si sentono mai del tutto a casa loro, figli dispersi di una terra indomita che non ammette possesso.
L’immagine atemporale di una terra di estremi
Questa è la ragione per la quale, nei secoli, sono stati sempre i forestieri a renderle maggiormente giustizia, come accadde appunto a Gioacchino Volpe (1876-1971) insigne storico che nel suo libro dedicato all’Isola di granito, tornato ora in libreria per i tipi della casa editrice milanese Oaks, ripercorse, molto prima che l’argomento diventasse di moda negli ambienti indipendentisti, le principali tappe dei burrascosi rapporti intercorsi tra la Corsica e la vicina Italia a cavallo tra Medioevo e Novecento, offrendo l’immagine atemporale di una terra di estremi: un mondo aspro di acquazzoni e arsure sospeso tra cielo e mare, abitato da genti laconiche e nobili abituate all’inclemenza del tempo e alla severità dei luoghi. Una società pastorale vincolata alla terra e alla legge del sangue, rabbiosamente ancorata a un senso ancestrale dell’onore.
Riannodare i fili dispersi di una memoria condivisa
A motivare l’interesse del celebre storico per la patria di Napoleone, più che le rivendicazioni indipendentiste accampate dal fascismo, fu il desiderio di scandagliare tutti gli aspetti dell’enigmatico e controverso universo corso nel tentativo di riannodare i fili dispersi di una memoria condivisa. Volpe era infatti studioso troppo accorto e smaliziato per non sapere che cogliere l’identità di un popolo è innanzitutto un esercizio di stile, un’operazione funambolica, un azzardo di alta acrobazia, poiché l’identità appartiene alla sfera dell’imponderabile, è qualcosa di sfuggente, di multiforme, d’inafferrabile. Una creatura mitologica più prossima all’eternità che al divenire, legata all’idea che si ha di se stessi, la quale assai di rado s’incarna nei tumultuosi rovesci della Storia e, quando accade, vi rimane imbrigliata solo per pochi istanti.
Ludovica Sveva Sambugar dialogherà con Paolo Mathlouthì
Domenica 18 maggio il libro sarà presentato alle 19 alle Officine Creative di Barasso (ingresso libero e gratuito, per maggiori informazioni il numero da contattare è 327 /3226268), in via Rossi, dall’associazione culturale Aurora. La padrona di casa Ludovica Sveva Sambugar dialogherà con il curatore del libro Paolo Mathlouthi, attento studioso dei rapporti tra letteratura e ideologia lungo gli irti percorsi culturali del Novecento nonché firma affermata di importanti riviste come Axis Mundi e Il Borghese. L’evento si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il trecentesimo anniversario della nascita di Pasquale Paoli, padre dell’indipendentismo corso.
Miti fondanti del Mediterraneo, Varese Archeofilm festival «maturo e sentito»
