«Non siamo gregge: la pace si preserva anche andando a votare il referendum»

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Egregio Direttore,

l’8 maggio 1945 finì ufficialmente la Seconda guerra mondiale. Da allora sono trascorsi 80 anni di convivenza pacifica fra i Paesi che oggi aderiscono all’Unione Europea.

Questi 80 anni di pace hanno prodotto fra gli Europei dell’Unione una diffusa riluttanza per la guerra non per infiacchimento, ma anzi per il maturato convincimento che la pace è un valore primario, mentre la guerra è un danno ripugnante.

Vivere in pace è infinitamente più vantaggioso che ricorrere alla guerra.

Il primato della pace dev’essere dunque il principio informatore di ogni scelta umana e deve sempre prevalere sulle tentazioni di aggressione, di sopraffazione e di violenza.

Inutile citare Papa Francesco che ha ripetuto tante volte che la guerra è una sconfitta per tutti.

“Non c’è una via per la pace, la pace è la via” è anche il concetto chiave dell’insegnamento di Thich Nhat Hanh (1926-2022) monaco buddista vietnamita.

La guerra giova solo a chi la capeggia.

Suscitare odio e additare un nemico da battere sono fortissimi espedienti di coesione, cemento per creare furor di popolo, suscitare fanatismo, plasmare l’opinione pubblica e orientare il consenso politico al fine di agguantare il potere, rafforzarlo o di farne scudo di fronte a vicende politiche e giudiziarie che minacciano la intangibilità dei dèspoti. Ma anche in questi casi i presunti vantaggi non sono che effimeri. La guerra, infatti, per tutti coloro che la subiscono, è portatrice solo di sofferenze, miserie e lutti che, prima o poi, si tradurranno in ribellioni o rivoluzioni in grado di travolgere gli stessi tiranni.

Contrastiamo chi con ogni mezzo, anche illecito e persino con il sopruso, si affanna a scalare i vertici delle classifiche di ricchezza e di potere.

Diffidiamo di chi chiede sostegno alle proprie manie di grandezza, promette futuri di gloria, mira ad espansioni territoriali o evoca fasti decaduti. Esprimiamo pacificamente il nostro voto democratico e consapevole per diventare esperti costruttori di pace.

Inoltre, chi per merito o per fortuna ha avuto di più, dia in favore di chi ha di meno. Questo atteggiamento facilita sia le relazioni fra individui, sia i rapporti fra nazioni.

Paradossalmente, chi gode di maggiori risorse e contribuisce in favore di chi ne scarseggia, preserva i suoi stessi privilegi allentando le tensioni siano esse sociali che internazionali.

Tuttavia, in un clima favorevole alla libertà e alla democrazia, esiste pur sempre un margine incontrollabile dove le espressioni del Male si insinuano fra quelle del Bene.

Non riusciremo mai ad estirpare completamente la malvagità umana, ma contenerla e renderla inoffensiva questo è possibile. La maggioranza di noi deve fare appello alla propria coscienza individuale che contraddistingue l’essere umano dagli altri esseri del regno animale: scegliere la pace e ripudiare la guerra.

Non disperdiamo l’enorme patrimonio di pace e di libertà che abbiamo acquisito. Ogni patrimonio ha bisogno di protezione e di cura per non esaurirsi. Tanto per cominciare, andiamo prossimamente ad esprimere il nostro voto referendario, libero e pacifico. Non siamo gregge e, perciò, mi permetta, egregio Direttore, di invitare i ritrosi a non lasciarsi intimidire da chi ci dice: “State a casa!”.

Alberto Crosta

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