Cose da matti

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Giuseppe Conte e Elly Schlein, obbligati a stare insieme ma anche no

di Massimo Lodi

Son cose da matti, verrebbe da dire. Anzi, lo diciamo. Il centrosinistra vince in una grande città, Genova, e in un’altra importante, Ravenna. Va al ballottaggio a Matera e Taranto in posizione di vantaggio. Dunque: tornata amministrativa di successo, forse prodromo di future e sperabili vittorie alle elezioni politiche, da cui uscì a pezzi nel ’22. Ma prima che alle politiche, prodromo (chissà) d’affermazioni alle regionali di Valle d’Aosta, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia. Si dovrebbe far tesoro, subito a parole e quindi coi fatti, di cosa vale l’estensione dell’alleanza a tutti i possibili partecipanti, campo larghissimo o progressista-riformista, chiamatelo come vi pare.

Invece no. Non si fa tesoro. I due leader maggiori della coalizione dichiarano il contrario l’uno dell’altro, in attesa di comportarsi (hai visto mai?) magari da disgregati anziché da sodali. Voce della Schlein: siamo testardamente determinati a stare insieme non perché ce lo chiede il medico, ma perché ce lo chiede la nostra gente. Voce di Conte: la sommatoria aritmetica qualche volta può funzionare, in politica di solito non funziona.

Una doccia gelida che quanti han procurato la vittoria nelle urne non meritavano. E un messaggio sbagliato in vista dei referendum dell’8-9 giugno, già in odore di fallimento causa astensione. Infine, il solito regalo graziosamente confezionato alla destra, proprio quando la destra palesa -è l’ennesima volta- il cronico affanno nelle consultazioni locali. Qui s’evidenzia la pochezza di classe dirigente ovvero l’anteporsi della fedeltà al merito, limite storico del melonismo: di successo quando gioca in prima persona la leader, d’insuccesso quando sono chiamati a surrogarla le milizie territoriali. Certo, vi sono eccezioni alla regola, però il dato di fondo resiste e persiste. Tanto che, allo scopo d’evitare il tilt alle regionali programmate in autunno, si pensa alla loro scomposizione: voto per le Marche -giudicate contendibili- in settembre, voto per Valle d’Aosta, Campania, Toscana, Puglia in ottobre, voto per il Veneto a marzo ’26, ciò che permetterà a Zaia d’inaugurare l’Olimpiade Milano-Cortina. Anche se il verdetto complessivo risultasse penalizzante, diluirlo ne attenuerebbe l’effetto nocivo. Consentendo di meditare -perché anche a questo si pensa- su una chiusura anticipata della legislatura, con ritorno a scegliere deputati e senatori entro fine ’26 e non entro fine ’27, modulando le liste con criteri ben diversi da quelli finora adottati.

Un motivo in più per spingere la sinistra a schiarirsi le idee, rimuovere i veti, trovare un’intesa solida prima che sia troppo tardi. Questione cruciale rimane la scelta del destinato a guidare la coalizione, ma se non il capo/la capa del partito che ne rappresenta il più rilevante serbatoio di consensi, chi ha mai da essere? Schlein potrebbe rinunciare al ruolo solo in un caso: individuando lei, e non certo Conte, un federatore extra Pd-M5S in grado d’assolvere la funzione strategica. Personalità al momento inesistente.

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