BUSTO ARSIZIO – Ex Borri, il Tar dà ragione a Neocos, la società che si era aggiudicata l’appalto PNRR poi revocato: illegittima l’annotazione al casellario dell’ANAC, l’autorità anti-corruzione, della risoluzione del contratto di appalto. Ma la partita vera e propria del contenzioso in atto si giocherà davanti al Tribunale civile, dove Neocos chiede al Comune di farsi risarcire per la revoca dell’appalto PNRR della riqualificazione della parte storica dell’ex calzaturificio di viale Duca d’Aosta. E il Tar ha chiarito esplicitamente di non essersi espresso nel merito della questione: «La presente decisione lascia impregiudicato l’accertamento sulla legittimità o meno della risoluzione contrattuale oggetto del contendere».
L’oggetto del contendere
Le annotazioni nel casellario di ANAC sono un sistema di gestione delle informazioni sugli operatori economici, utilizzato per tenere traccia di eventuali comportamenti irregolari o situazioni che potrebbero sollevare dubbi sulla loro affidabilità. Hanno lo scopo di fornire alle stazioni appaltanti (gli enti pubblici che gestiscono i contratti pubblici) informazioni utili per valutare la capacità di un operatore economico di eseguire un contratto. Come da prassi, il Comune di Busto Arsizio aveva inviato all’autorità la segnalazione della l’avvenuta risoluzione del contratto per “grave inadempimento” e l’Anac, in automatico, aveva inserito l’annotazione nel casellario informatico. Creando, evidentemente, un problema per l’immagine di una società che opera nel settore pubblico: ed è per questo motivo che Neocos si è rivolta al Tar per cancellare questa “macchia”, chiamando in causa il Comune ma anche Anac e il ministero delle Infrastrutture.
La sentenza
Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso di Neocos Srl, annullando l’annotazione dell’ANAC. I giudici amministrativi hanno ritenuto illegittima la prassi introdotta dal nuovo regolamento Anac che consente l’iscrizione automatica delle segnalazioni senza contraddittorio con l’impresa. Secondo i giudici, la pubblicità negativa deve sempre essere preceduta da un confronto, trattandosi di atti potenzialmente lesivi. La decisione sottolinea che l’autorità ha un ruolo attivo di vigilanza e filtro, non meramente esecutivo. La Neocos aveva denunciato carenze progettuali preesistenti alla gara, ritenendo ingiustificata la risoluzione. La sentenza ribadisce l’importanza delle garanzie procedurali anche nel nuovo contesto digitale dei contratti pubblici ma non entra nel merito del contenzioso tra il Comune e la società appaltatrice. «La presente decisione lascia impregiudicato l’accertamento, devoluto alla cognizione del giudice ordinario, circa la legittimità o meno della risoluzione contrattuale oggetto del contendere – chiarisce il Tar – essa si limita a rilevare che l’inserimento nel Casellario dell’annotazione impugnata, per come realizzato, non è avvenuto nel rispetto delle garanzie minime di partecipazione procedimentale che devono essere assicurate all’operatore economico segnalato».
Il contenzioso
Cosa comporta per il Comune di Busto Arsizio? Per ora nulla, è l’Anac che ha dovuto togliere l’annotazione dal casellario. Infatti la sentenza del Tar ha compensato le spese – vale a dire che ciascuno ha pagato le proprie – e sarà a questo punto il Tribunale civile, al quale si è rivolta Neocos per contestare la revoca dell’appalto dell’ex Borri, ad esprimersi sulla richiesta di risarcimento avanzata dalla società milanese. Neocos contesta la scelta del Comune di operare con la risoluzione del contratto invece che con la formula del recesso, che avrebbe garantito l’applicazione delle penali a favore della società. I tempi? Saranno lunghi, come capita per le cause civili. Nel frattempo all’ex Borri procedono a pieno ritmo i lavori per la costruzione delle palazzine di housing sociale sull’area dell’ex parcheggio dei dipendenti comunali, mentre l’amministrazione comunale sta lavorando per la revisione del progetto di riqualificazione della parte storica, ridimensionato senza l’auditorium.
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