CASSANO MAGNAGO – Si chiama “Terradesa” il sogno imprenditoriale di Erica Battaglioli e del marito Carlo Cioci di produrre vino a Cassano Magnago. I dettagli del progetto sono stati svelati ieri sera, 25 giugno, durante la presentazione-evento alla “Cascina del lupo” di Busto Arsizio alla presenza di enologi, sommelier, esperti e critici di settore.
Il vigneto esagonale
L’azienda agricola ha acquistato lo scorso anno delle vigne nel Novarese, di oltre 20 anni di età, dove si produce Nebbiolo, Barbera e Vespolina oltre che un vino bianco potente, da uve autoctone dell’Alto Piemonte, che è stato chiamato Esaluce. Ma l’attenzione è rivolta soprattutto sul vigneto a forma esagonale di Cassano Magnago, 6mila metri quadrati in località Valdarno, dove stanno nascendo anche un agriturismo, una sala degustazione ricavata nella vecchia Torre dello storico edificio rurale e uno shop aperto al territorio. Il prossimo autunno saranno pronte le prime 60 bottiglie, la vendemmia zero di un progetto che – a regime – consentirà di raggiungere fino a 6mila bottiglie prodotte a Cassano Magnago in aggiunta alle 25mila ricavate dalle vigne di Mezzomerico.
«Terradesa nasce così: dal desiderio di far rinascere il vino là dove il tempo lo aveva spento, ma con un’anima nuova, come mai prima d’ora», spiega Erica Battaglioli. «Abbiamo disegnato una vigna a forma di esagono: sei spicchi, sei varietà, una geometria che parla di visione e identità. Il nome stesso, Esa, richiama quella forma: razionale, armonica, unica. È il nostro modo per dire che ogni dettaglio conta, fin dall’impianto». Guarda il video:
Il vino di Cassano
Ad affiancare Erica Battaglioli e il marito Carlo nel sogno imprenditoriale di contribuire a far crescere e dare lustro al vino prodotto in provincia di Varese c’è Mario Falcetti, enologo di fama internazionale (ma originario di Albizzate, come ha ricordato l’assessore alla Cultura Federico Maggio, presente all’evento) che dopo aver messo la sua firma su numerosi vini pregiati della Franciacorta ora ha sposato il progetto Terradesa. «Che vino nascerà da questa terra? E una domanda che ancora non ha risposta, ma che ci guida ogni giorno», dice Falcetti. «Oggi la vigna è piantata. Tutte le barbatelle sono al loro posto, e ogni spicchio è pronto a raccontare una storia diversa. Siamo un progetto in evoluzione: stiamo sperimentando, osservando le uve, lasciando che siano loro a suggerirci la direzione. Forse vinificheremo in purezza, forse daremo vita a un blend irripetibile. E proprio in questa possibilità risiede, per noi, il più grande dei privilegi: la libertà creativa. Quella stessa libertà che un tempo guidava i vignaioli del Varesotto, quando ogni famiglia custodiva un filare e ogni collina aveva un suo vino. Una tradizione che il tempo aveva messo a tacere, ma che da qualche anno sta lentamente tornando a farsi sentire, anche grazie al riconoscimento della IGT “Ronchi Varesini”. Per noi Terradesa non è soltanto un progetto nato in un luogo inaspettato, ma una visione». Guarda il video:
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