BUSTO ARSIZIO – Il bello di andare a cena a Busto. L’ex Manchester del tessile si riscopre «capitale gourmet a mezz’ora da Milano»: a certificarlo è il Corriere della Sera, che dopo aver celebrato nei mesi scorsi il fervore culturale della città dei festival dedica un ampio articolo alle eccellenze della ristorazione di Busto Arsizio. Da chef Deg, al secolo Stefano De Gregorio, al Tavolo Unico di Max Cagelli, passando per i cocktail di Bar is The Name di Ambrogio Ferraro e per l’ultimo arrivato Kuwagata, l’enoteca-trattoria giapponese di Egidio e Jun Giovannini aperta in via Cardinal Tosi.
Deg e Bar is The Name
Due di queste eccellenze, Deg e Bar is The Name, saranno protagoniste dell’ultima cena in piazza in programma domenica 7 settembre nella “Buca” di via Salgari, l’ex tensostruttura tra Beata Giuliana e il Redentore in cerca di rinascita dal degrado, insieme ad un altro nome di spicco della gastronomia del territorio come Fabio Longhin, titolare della Pasticceria Chiara ma ad Olgiate Olona, anch’essa citata dal Corriere. Chef Stefano De Gregorio ha aperto il suo Deg un anno e mezzo fa nella periferica via Rossini, nei locali dell’ex “La Rava e la Fava”, portando la sua cucina innovativa “a chilometro Italia” nella sua Busto Arsizio dopo aver macinato premi in Italia e nel mondo. «Vengono anche da Milano per cenare qui da me» aveva dichiarato a pochi mesi dall’apertura. Il giovane maestro di cocktail Ambrogio Ferraro, con il suo “Bar is The Name” di viale Borri, è invece da due anni nella top ten nazionale dei Barawards del Bargiornale, la rivista top di settore.
Tavolo Unico e Kuwagata
È ormai un nome consolidato con una clientela che arriva anche dalla Svizzera il Tavolo Unico di chef Massimiliano Babila Cagelli, l’ex nuotatore professionista che ha ideato insieme alla storica dell’arte Serena Colombo un’originalissima “Wunderkammer gastronomica” – come la definisce il Corriere – nella villa d’epoca di famiglia di via Bellini. Proponendo menu ispirati all’arte e l’esperienza unica di una cena immersa in una collezione di opere d’arte che vanno da Renoir a Dalì sull’unico tavolo presente in ciascuna stanza del ristorante. Ha già conquistato una recensione sul “Gambero Rosso” invece Kuwagata, la scommessa della coppia italo-giapponese di Egidio e Jun Giovannini in via Cardinal Tosi, aperto da pochi mesi in una delle strade pedonali del centro più a rischio di desertificazione commerciale. “Un posto che coniuga la dimensione domestica del koryouri-ya con quella più disinvolta del kaku-uchi, format del Sud del Giappone pensato per bere e mangiare qualcosa di veloce”: insomma, qualcosa che è più facile vedere a Milano che non in centro a Busto.
Gli altri indirizzi “gourmet”
Tra gli indirizzi della “capitale gourmet” il Corriere cita anche lo storico Panificio Luraschi di via Venegoni, dal 2019 nella guida “Pane e panettieri d’Italia” di Gambero Rosso, e le pizze «sorprendenti» dell’Antica Pizza di Luigi Vaccaro, che ha ereditato da papà Pino il locale di via Vespri Siciliani dandogli una veste contemporanea che ha conquistato fior di recensioni entusiastiche. La famiglia Vaccaro è originaria di Tramonti, il paesino della provincia di Salerno che ha “fornito” a Busto una generazione di ristoratori e pizzaioli, tra cui Gino Savino dello storico ristorante pizzeria Capri di viale Diaz, da sempre punto di riferimento della politica bustocca e non solo. Come lo è Loroverde di viale Duca d’Aosta, visitato qualche mese fa dalla presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola.
E quelli che il Corriere non cita
Nel novero delle eccellenze ci sarebbero da aggiungere i Cinque Campanili di chef Antonio Pagani, l’unico ristorante bustocco citato sulla guida Michelin, che ormai da anni tiene alta la bandiera della cucina di qualità in città. A sorpresa invece il numero uno tra i ristoranti di Busto Arsizio su TripAdvisor è The Millenium di via San Michele, l’irish pub numero 1 in Italia, che con un punteggio di 4.6 (su 5) sbaraglia la concorrenza con maxi-panini e Guinness alla spina. Senza dimenticare alcune ormai affermate new entry sulla scena della ristorazione cittadina che negli ultimissimi anni hanno portato una ventata di novità e di “glam” in città, dalla cucina toscana di TiGarba, nell’ex concessionario Fiora in zona Cinque Ponti, al fusion restaurant Kong in via Peschiera a Sant’Edoardo e al ristorante uruguayano El Parrillero di via Ponchielli, che aveva attirato una clientela Vip (da Massimo Boldi a Javier Zanetti e Luis Scola) ma che è ancora chiuso dopo l’incendio dello scorso aprile. Fino agli indirizzi più gettonati per l’aperitivo e il dopo cena come le wine lounge del Salotto Cairoli di via Cairoli e dell’Enobene di via Leonardo da Vinci o il Dieci di via Martiri di Belfiore. Ma l’elenco, inevitabilmente, non è esaustivo.
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