NOVARA – “Al Post abbiamo creato una divisione netta tra i nostri lettori quando abbiamo deciso che le tette si chiamano tette, perché in italiano non c’è una parola corretta per identificarle: si usa la parola “seno” ma non è giusto, il seno è un’altra cosa”. Con questa ed altre riflessioni tra l’ironico, il profondo e il divertito Luca Sofri ha condotto per mano ieri sera – giovedì 2 ottobre – il pubblico che ha gremito il salone dell’Arengo del Broletto di Novara per una delle serate del “Festival della dignità umana” promosso dal 2013 dall’Associazione “Dignità e Lavoro – Cecco Fornara” come forum di confronto che all’inizio dell’autunno di ogni anno incrocia i temi dell’attualità con i grandi filoni del pensiero e della riflessione cultiurale
Un viaggio nelle “parole che informano”
Sessant’anni, direttore editoriale del Post, giornale che ha fondato nel 2010 e diretto fino al 2025, Luca Sofri è noto anche per le sue presenze televisive (“Otto e mezzo”) e radiofoniche (“Condor”), per i libri e per la miriade di incontri che in tutta Italia il suo giornale organizza sempre con successo. Senza mai scivolare in un atteggiamento di supponenza – che è il rischio che si corre sempre in questi casi – Sofri ha suggerito una serie di riflessioni sul giornalismo italiano e sulle “parole che informano”, proprio a partire dall’esperienza del giornale che ha creato.
“Giornalismo italiano legato ad una idea letteraria”
“Il nostro – ha detto Sofri – è un giornale che come diciamo sempre ha l’ambizione di spiegare le cose bene. Certo, i nostri articoli sono più noiosi di quelli di altri giornali: noi seguiamo un modello di Informazione che non é mai stato il modello del giornalismo italiano, da sempre legato ad una idea letteraria in prevalgono lo storytelling e la capacità di emozionare anche quando si parla della realtà”.
E per esemplificare questo modello, Sofri ha citato un titolo in prima pagina di “Repubblica” del 1 ottobre: “Flottilia sotto attacco”. “Un titolo di impatto – ha detto – e molto efficace e coinvolgente come spesso sa essere il giornalismo italiano. Peccato che la mattina del 1 ottobre l’attacco della marina israeliana al convoglio umanitario non fosse ancora cominciato”.
“Prudenza” sull’intelligenza artificiale
Il discorso del fondatore del Post si è snodato tra affondi critici (“pensare che la trasmissione di approfondimento di punta della principale rete televisiva italiana sia ancora ‘Porta a porta’, la stessa trasmissione da trent’anni, è piuttosto sconcertante”) e ironie (“scrivendo usiamo spesso frasi fatte che nella vita reale non useremmo mani. Chi parlando con sua sorella direbbe “al vaglio degli inquirenti”?), per arrivare a sfiorare in conclusione il tema molto dibattuto dell’intelligenza artificiale. “Io – ha detto – sono molto prudente perché mi sembra che sia ancora presto per capire in che misura questi strumenti possano condizionare davvero il lavoro giornalistico. Tra l’altro – ha concluso – oggi chiamiamo tutto ‘intelligenza artificiale’, anche normali software che usiamo da anni”.
