MALPENSA – «Proprio da questo aeroporto, da Malpensa, partono i componenti degli F35, jet letali che l’entità sionista usa per massacrare». L’unico – e lo ribadiscono svuotando i polmoni nei megafoni – «vero sostegno al popolo palestinese è togliere ogni risorsa che permetta di compiere genocidi impuniti». Attivisti Pro Palestina in presidio al Terminal 1, questa sera 20 ottobre. Uno dei tanti movimenti di protesta che stanno invadendo le piazze di tutta Italia, tra bandiere che sventolano e voci che si uniscono per far sentire il proprio supporto alla Striscia di Gaza.
La protesta
Le bandiere della Palestina sono i colori che decorano il presidio, affiancate da quelle del sindacato Usb. Una protesta senza tensioni, tenuta sotto controllo dalle forze dell’ordine presenti davanti alla porta 1 degli Arrivi.
La voce dei manifestanti – come annunciato prima del presidio e poi ribadito durante i comizi – si è alzata (anche) per opporsi alla partenza di un volo con cinque carichi di ali per gli F35, diretto negli Stati Uniti d’America. Alla base, l’obiettivo di riuscire a «togliere ogni risorsa all’entità sionista che permetta di compiere massacri e genocidi in maniera impunita, protetta e legittimata dai responsabili occidentali. Prima fra tutti, l’Italia».

Il precedente
Meno di un mese fa, gli attivisti e le sigle sindacali si erano già dati appuntamento: stesso posto, stesso obiettivo. A settembre si è trasformata in una marcia in direzione dell’area Cargo, bloccandone l’ingresso Nord e lasciando libero invece quello Sud: gli unici mezzi che non venivano fermati erano quelli che trasportano materiale deperibile o prodotti farmaceutici.
Chiedevano lo stop del genocidio a Gaza, celebrando la missione umanitaria della Global Sumud Flotilla. Intenzioni che anche questa volta sono state il motore di un presidio – con meno di 100 manifestanti – priva di disagi all’attività aeroportuale e senza problemi legati alla sicurezza.
«Stop al massacro», a Malpensa il corteo per Gaza. Camion bloccati alla Cargo city

