BUSTO ARSIZIO – La visione del grande architetto Richino Castiglioni: tra gli anni ’60 e ’70 aveva progettato un campus scolastico all’americana attorno all’Istituto Facchinetti di Castellanza, subito oltre il confine con Busto Arsizio, e una “Aerotropoli“, una Città-provincia attorno a Malpensa. «Un protagonista della storia dell’architettura italiana» lo definisce Paolo Bossi, docente al Politecnico di Milano e curatore della mostra di Palazzo Cicogna, con la collaborazione di Barbara Galli. «Era molto riservato, non sapeva proporsi come le archistar di oggi». Ed è per questo che il suo lavoro merita una nuova valorizzazione, perché a Busto Arsizio non passi solo come il designer dei lampioni spariti dal centro storico.
Le “chicche” di Richino
Tra le chicche che compaiono sulle pareti delle sale delle esposizioni temporanee del museo di piazza Vittorio Emanuele la più suggestiva è la “Città E”, una vera e propria “Aerotropoli”, una metropoli attorno ad un aeroporto hub, quella che allora era stata identificata come la “Mega Malpensa” che poi si realizzò effettivamente nel 1998. Avrebbe trasformato la provincia di Varese in una Città-provincia fatta di connessioni tra le varie realtà esistenti. Una visione che Richino Castiglioni aveva elaborato in qualità di consulente dell’ufficio Pianificazione territoriale della Provincia di Varese tra il ’76 e il ’79, secondo cui “l’intero territorio della provincia di Varese” sarebbe stato interessato “da un disegno complessivo, concepito – e organizzato – a partire da un sistema di collegamenti, dotazioni e servizi di carattere mega-strutturale”.

Un altro progetto all’avanguardia, solo in parte concretizzato, era quello del Campus all’americana attorno all’Istituto Facchinetti. La scuola simbolo dello stile brutalista che è forse la realizzazione più celebre di Richino Castiglioni, doveva essere attorniata, oltre che dai due edifici della Mostra del Tessile (ormai demolito del tutto per far posto ad un polo commerciale), anche da un Palazzetto dello Sport e da altre strutture sportive che avrebbero reso la scuola tecnica il fulcro di un Campus, volutamente posizionato fuori dai confini della città di Busto Arsizio. Anche l’istituto scolastico progettato da Castiglioni non fu poi completamente realizzato secondo i dettami dell’architetto, e infatti oggi paga problematiche strutturali che ne renderebbero necessari ingenti investimenti di riqualificazione.

Tra i progetti più suggestivi che compaiono nella mostra c’è anche il Grattacielo Peugeot di Buenos Aires, con cui Richino partecipò ad un concorso internazionale negli anni ’70 (senza essere selezionato vincitore): le sue forme richiamano quelle dei modernissimi, e celebratissimi, grattacieli di Porta Nuova a Milano. Sul territorio Castiglioni progettò molti degli interventi Ina Casa per gli alloggi popolari (tra cui quelli del “villaggio” Sant’Anna a Busto) ma anche diversi edifici religiosi: la chiesa parrocchiale Prospiano a Gorla Minore fu realizzata, quella di Sant’Anna invece no.
La mostra
Si chiama “Enrico Castiglioni. Città Architettura Comunità” la mostra inaugurata sabato 7 febbraio nello spazio delle esposizioni temporanee di Palazzo Marliani Cicogna. Un omaggio al grande “Richino” – a poco più di un quarto di secolo dalla sua morte (nel 2000) – che pesca a piene mani nel prezioso Archivio professionale del grande architetto, donato dalla famiglia agli Archivi storici del Politecnico di Milano e già utilizzato dai docenti Paolo Bossi e Barbara Galli come base per il libro dedicato alla figura di Richino Castiglioni. Progetti, plastici, citazioni sulle riviste internazionali, ma anche fotografie di Marco Introini (stampate grazie all’AFI- Archivio Fotografico Italiano) dedicate alle principali opere realizzate su progetto dell’architetto Castiglioni, oltre ad una selezione di opere d’arte dello stesso Richino conservate dalle Civiche Raccolte d’Arte del Comune di Busto Arsizio.
Orgoglio bustocco

«Non è stato facile essere l’erede di un genio» ha ricordato il figlio, architetto anch’egli, Stefano Castiglioni, già presidente provinciale dell’Ordine. «Ha abitato Busto Arsizio come un piccolo mondo per poi proporre le sue idee al mondo» ha aggiunto Paolo Bossi nel presentare la mostra a fianco della presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Varese Paola Bassani. «Richino Castiglioni fu il secondo presidente dell’Ordine, dopo Paolo Candiani, un altro bustocco». Due bustocchi alla guida della “corporazione” di categoria sono «il segno di quanto questa città sia legata all’architettura», come fa notare con orgoglio l’assessore alla cultura e identità Manuela Maffioli, promotrice del nuovo festival BArchitettura, che nella sua prima edizione non poteva che porsi all’ombra del grande Richino. Esaurita la rassegna, la mostra rimarrà visitabile a Cicogna fino al prossimo 1° marzo.
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