Processo Rigato, Ruby e Guerra disertano l’aula. Le richieste a Berlusconi

Nella foto Giovanna Rigato (foto dal suo profilo Facebook) e Silvio Berlusconi

MONZA – Nell’udienza odierna del processo a Monza che vede Giovanna Rigato, ex gieffina, accusata di tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, è stata la testimonianza della madre dell’imputata a segnare il dibattimento. Karima El Mahroug, nota come Ruby, ha prodotto un certificato medico per giustificare la propria assenza legata all’allattamento, essendo da poco diventata madre per la seconda volta. Attraverso i suoi legali ha inoltre precisato che, qualora fosse stata presente, si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere. Risulta invece irreperibile e residente all’estero Barbara Guerra, l’altra testimone attesa oggi in tribunale.

La telefonata di Berlusconi

Al banco dei testimoni la madre di Giovanna Rigato ha ricostruito i contatti tra la figlia e l’ex presidente del consiglio risalenti a oltre quindici anni fa. “Alle due di notte abbiamo ricevuto una telefonata, era Berlusconi che chiedeva a Giovanna se fosse stata interpellata da qualche giornalista e lei disse di no. Le hai poi detto di non preoccuparsi, e di avvisarlo se qualcuno la avesse contattata, dicendo che di qualunque cosa avesse bisogno lui ci sarebbe stato, era il 2009. Lei rifiutò apertamente il suo sostegno”, ha riferito la donna davanti ai giudici. Il racconto ha toccato anche i sopralluoghi per alcuni immobili a Segrate, effettuati insieme al geometra Roberto Trombini, specificando che in quelle occasioni si era discusso esclusivamente di architettura.

La teste ha poi descritto il cambiamento nello stato d’animo della figlia a seguito del coinvolgimento nel caso Ruby e della successiva interruzione dei rapporti lavorativi. “Era fisicamente provata perché il contatto a mediaset era stato sospeso. Ad un certo punto si è scocciata, ha chiesto una ricompensa al presidente, stanca di dover prendere un mensile soldi senza fare niente oppure pochissimo”, ha dichiarato in aula. Tale affermazione si inquadra nella tesi della difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Gerunda, che interpreta la richiesta di un milione di euro come un tentativo di ottenere un risarcimento per il danno d’immagine subito.

I testimoni

Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati anche un medico, in merito allo stress psicologico sofferto dall’imputata per la sovraesposizione mediatica, e un fotografo. Quest’ultimo ha confermato che Giovanna Rigato avrebbe rinunciato a diverse opportunità lavorative e interviste proprio per evitare di associare la propria figura alle vicende giudiziarie di Arcore. Il processo riprenderà il prossimo 15 aprile per proseguire con l’esame dei restanti testimoni della difesa.

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