BUSTO ARSIZIO – Tra poco più di due mesi compirà 101 anni ed è andato al seggio a Borsano per esercitare il suo diritto di voto. Orfeo Tioli, uno dei pochi centenari uomini di Busto Arsizio, non ha rinunciato a dire la sua sul referendum della giustizia. Un altro segnale della “febbre elettorale” che sta caratterizzando la prima giornata di urne aperte. E sono già più di 2000 le tessere elettorali rilasciate allo sportello di via Fratelli d’Italia. Di cui 750 solo nella giornata di oggi, domenica 22 marzo.
Il centenario che vota
Il signor Orfeo Tioli è arrivato al seggio 73 delle scuole Rossi di Borsano, e ha ritirato la sua scheda elettorale come se niente fosse. Ma il vicepresidente del seggio, il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Orazio Tallarida, che sovrintendeva alle operazioni di voto in un momento di pausa per la presidente Valentina Pigni, ha notato un particolare molto curioso: la data di nascita del signor Tioli, 1925. Cento anni compiuti, a giugno saranno 101. «Si è presentato in una forma invidiabile, arzillo e lucido» rivela Tallarida, che gli ha chiesto una foto-ricordo per suggellare quel momento, e un gesto che è un esempio di coscienza civica. «E pochi minuti dopo si è presentato al seggio un diciottenne che votava per la prima volta».
Super lavoro all’ufficio elettorale
Testimonianza di quanto sia sentita la consultazione referendaria a tutti i livelli. Alle 19, a Busto Arsizio aveva votato il 44,17% degli aventi diritto – il 44,57% nel seggio del signor Orfeo Tioli – rispetto al 38,90% nazionale. Un trend che, in città, va dritto oltre al 50% di votanti già nella prima giornata. E domani le urne saranno aperte dalle 7 alle 15. A dimostrare la “febbre” per il referendum sulla giustizia sono anche i dati che provengono dall’ufficio elettorale di via Fratelli d’Italia, dove c’è stato un super lavoro: ben 750 le tessere elettorali rilasciate solo oggi, domenica 22 marzo, che si aggiungono alle 1300 dei giorni scorsi.
A Busto 7000 carte d’identità da sostituire. E per le tessere elettorali c’è la coda
