Esterno Notte, ancora sold out con “Lady Nazca”. Le proiezioni a Varese Archeofilm

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Serena Massa, Marco Castiglioni e Gabriele Ciglia

VARESE – «A Esterno Notte è la terza sera consecutiva da tutto esaurito: sono felice di vedere l’arena ai limiti della sua capienza»: Gabriele Ciglia, presidente dell’associazione Filmstudio 90, ha così introdotto ieri, martedì 28 luglio, la proiezione di “Lady Nazca – La signora delle linee”, opera di Damien Dorsaz che ripercorre la storia di Maria Reiche, matematica e archeologa tedesca che dedicò la sua vita allo studio e alla salvaguardia dei misteriosi geoglifi nel deserto del Perù meridionale.
Per l’occasione erano sul palco Serena Massa, docente dell’Università Cattolica di Milano e direttrice degli scavi di Adulis, e Marco Castiglioni, direttore dell’omonimo museo etnoarcheologico, che hanno approfondito la storia del sito sudamericano e illustrato in anteprima il programma della prossima edizione del festival Varese Archeofilm.
Ciglia ha inoltre fatto sapere che domenica 2 agosto, per la visione pluripremiato “Le città di pianura” non sarà presente l’ospite speciale Pierpaolo Capovilla, cantautore della band Il Teatro Degli Orrori; all’appuntamento, in linea con il tema del lungometraggio, ci sarà il 20 per cento di sconto al chiosco Livellanza per tutti i possessori del biglietto.

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Cinema e archeologia

«Come associazione del territorio cerchiamo di lavorare in sinergia con le altre realtà locali», ha spiegato Ciglia presentando gli ospiti, entrambi in passato «habitué dei Giardini Estensi con il festival Varese Archeofilm» che, giunto alla nona edizione, si tiene ora alla Sala Montanari: Castiglioni, «felice per “osmosi” dell’interesse dimostrato per il connubio di cinema e archeologia, in una serata da sold out», dopo aver illustrato i documentari in programma, che spazieranno dalla figura di Nefertari a luoghi come la palude Brabbia, si è soffermato su una delle possibili ipotesi relative all’origine delle linee, «legate all’acqua in una delle zone più aride delle Ande. Un luogo che ha visto anche un grande contributo italiano, da parte di Giuseppe Orefici, recentemente scomparso. Mi sarebbe piaciuto invitarlo qui: spese quarant’anni della sua vita a studiare la cultura Nazca. L’archeologia è fatta di queste storie di passione vera».

Un percorso religioso e la simbologia degli animali

«Sono gli stessi disegni dei vasi e dei tessuti, l’intero territorio ne è ricoperto», rimarca il film: Massa ha sottolineato come le figure zoomorfe descritte dalle linee seguano, nelle loro curve, «cambi improvvisi mai allineati con i punti cardinali o il sorgere e calare del sole. Ne emerge un percorso religioso, una forma di grande tempio tramandato nei millenni, espressione del potere dell’immaginazione e della cura in ciò che non si vede. Il desiderio di mantenere tutto questo nel tempo, aspetto che accomuna tutte le culture del mondo, è il filo rosso che lega i segni nel deserto: conservare il contatto con il nostro passato, che mostra chi siamo e forse anche dove stiamo andando». Castiglioni ha ricordato, oltre al tema ricorrente della piramide – «anche se sono diverse da quelle egizie, sono lì presenti quelle di Cahuachi» – l’importanza della simbologia riferita agli animali: «esseri che, in grado di compiere azioni come volare, che l’uomo non è in grado di fare senza l’aiuto della tecnologia, erano considerati sovrumani e quindi divini».

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