SOMMA LOMBARDO – Novecento firme raccolte, partiti politici (non solo d’opposizione) sulle barricate, tantissimi commenti di biasimo in rete. Non si spengono le polemiche dopo la chiusura del Primo Intervento dell’ospedale di Somma Lombardo, trasformato da lunedì 10 agosto in un più semplice Ambulatorio medico all’interno della Casa di comunità di via Fuser. Abbiamo provato a contattare John Tremamondo, direttore sociosanitario di Asst Valle Olona, a cui avremmo voluto porgere una serie di domande. Ci ha fatto rispondere dall’Ufficio stampa con un lungo comunicato che non consente il contraddittorio e che con le dovute «precisazioni» conferma il differente funzionamento (e declassamento) del servizio.
La nota integrale
Di seguito la nota integrale, dal titolo “Precisazione in merito all’attività del servizio e ai percorsi assistenziali” diramata da Asst Valle Olona:
In riferimento a quanto riportato nell’articolo, appare opportuno fornire alcuni elementi oggettivi relativi all’attività svolta e all’organizzazione dei percorsi assistenziali, al fine di offrire ai cittadini un quadro completo e corretto del servizio.
I dati storici mostrano innanzitutto come già nel precedente modello organizzativo una parte dei percorsi non potesse essere completata contestualmente e integralmente nella sede di Somma Lombardo.
Nel corso del 2025 sono state infatti richieste 714 consulenze presso altri Ospedali dell’ASST, pari all’11% del totale degli accessi. In 50 casi si è reso necessario il trasferimento mediante mezzo di soccorso, mentre nei restanti casi i pazienti hanno raggiunto autonomamente le altre strutture nell’ambito di percorsi di fast track o per una visita specialistica necessaria al completamento della presa in carico.
Questo dato è particolarmente rilevante rispetto a quanto riportato nell’articolo a proposito delle consulenze specialistiche. La sede di Somma Lombardo non disponeva infatti della presenza dello specialista ortopedico e anche la consulenza cardiologica veniva effettuata presso l’Ospedale di Gallarate.
Di conseguenza, in presenza di una frattura o, più in generale, di una problematica che richiedesse una valutazione ortopedica, il paziente doveva comunque essere indirizzato all’Ospedale di Gallarate, struttura di riferimento per tale specialità. Analogamente, qualora fosse necessaria una consulenza cardiologica, il percorso specialistico veniva completato a Gallarate e non contestualmente all’accesso presso la sede di Somma Lombardo.
È quindi importante distinguere tra la possibilità di effettuare alcuni accertamenti diagnostici in sede e la disponibilità della relativa consulenza specialistica: anche nel precedente modello l’esecuzione di un esame non significava necessariamente che il percorso diagnostico e specialistico potesse essere concluso a Somma Lombardo.
Anche sul tema del pagamento delle prestazioni è necessario fornire una precisazione sostanziale.
Nel 2025 sono stati presi in carico 5.398 pazienti ai quali era stato assegnato al triage un codice minore, pari all’80% del totale degli accessi. Per tali accessi era previsto, secondo la normativa applicabile al precedente modello, il pagamento di un ticket pari a 25 euro, fatte salve naturalmente le condizioni di esenzione.
Con l’attuale organizzazione, invece, se la valutazione clinica non determina la necessità di ulteriori accertamenti diagnostici, quali esami ematochimici o esami di radiodiagnostica, la prestazione non comporta alcun pagamento per il cittadino. Anche qualora siano prescritti ulteriori accertamenti, restano pienamente valide tutte le esenzioni previste dalla normativa: il paziente avente diritto all’esenzione non sostiene quindi alcun costo.
Considerato che la grande maggioranza degli accessi registrati riguarda pazienti con problematiche a minore complessità, per una parte molto rilevante dei cittadini oggi la presa in carico può pertanto concludersi senza alcun ticket, diversamente da quanto avveniva nel precedente modello per gli accessi soggetti alla compartecipazione di 25 euro.
Non risponde inoltre alla realtà l’affermazione secondo cui le apparecchiature trasferite nella nuova struttura sarebbero inutilizzate. Le dotazioni previste sono state trasferite e sono operative e vengono utilizzate sulla base delle necessità cliniche e delle prescrizioni mediche, nell’ambito dei percorsi assistenziali previsti.
Il confronto sull’organizzazione dei servizi sanitari è certamente utile, così come lo sono le osservazioni provenienti dal territorio. È però altrettanto importante che la valutazione del nuovo modello venga effettuata sulla base dei dati e dell’effettivo funzionamento dei percorsi.
I dati storici dimostrano infatti che anche nella precedente organizzazione una quota di pazienti doveva essere indirizzata verso altri presidi per completare il proprio percorso di cura, in particolare quando era necessaria una valutazione specialistica non disponibile in sede. Allo stesso tempo, l’attuale modello consente alla maggior parte dei cittadini che necessita esclusivamente della valutazione clinica di ricevere assistenza senza il pagamento del ticket precedentemente previsto.
Più che di un generalizzato “pagare per una lastra”, quindi, è corretto parlare di un diverso modello di presa in carico, nel quale gli eventuali approfondimenti diagnostici vengono prescritti sulla base della valutazione clinica, nel rispetto delle regole previste per la compartecipazione alla spesa e delle relative esenzioni.
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