VARESE – La chiesa di Casbeno si è riempita già prima delle 15.30, orario d’inizio della celebrazione delle esequie di Paola Bettoni, morta a 83 anni, madre di Lidia Macchi, la studentessa uccisa il 5 gennaio 1987 in un delitto rimasto senza colpevoli.
Una vita alla ricerca della verità
È proprio a Casbeno che la famiglia Macchi ha sempre vissuto, portando avanti con dignità, fede e tenacia una ricerca costante della verità. Oggi, lunedì 19 ottobre, Varese e non solo si sono strette attorno alla famiglia, condividendone il dolore. Una verità che, dopo quasi quarant’anni di attesa, forse mamma Paola ha finalmente trovato nell’abbraccio con la sua Lidia.
L’abbraccio con Lidia
Tra i presenti l’assessore all’ecologia Nicoletta San Martino, la dottoressa Carmen Manfredda, che da sostituto procuratore generale riaprì il caso di Lidia 27 anni dopo l’omicidio, e l’avvocato Daniele Pizzi che ha assistito la famiglia nel processo, poi terminato con un’assoluzione definitiva, a carico di Stefano Binda. “Paola se ne è andata senza sapere la verità su Lidia. Io spero che adesso l’abbia trovata”.
Paola e Giorgio due giganti
Paola e Giorgio sono stati «due giganti», capaci di attraversare una tragedia immensa senza cedere all’odio e alla disperazione, trasformando il dolore in una testimonianza di fede, speranza e amicizia. È il ricordo tracciato da don Giancarlo Greco, che ha concelebrato la funzione con il prevosto di Varese, monsignor Gabriele Gioia. La storia umana e familiare di Paola e Giorgio, ha ricordato don Greco, è segnata dall’assassinio della figlia Lidia, un delitto che ha sconvolto le loro vite e lasciato strascichi rimasti a lungo irrisolti. Un dolore profondo, affrontato senza rinunciare alla ricerca della giustizia, ma senza lasciarsi guidare dalla vendetta. Dopo la perdita della figlia, Paola e Giorgio hanno trovato nel cristianesimo, attraverso Comunione e Liberazione e la comunità di Famiglie in Cammino, un sostegno per affrontare il lutto. Nell’amicizia con altri genitori colpiti dalla perdita di un figlio hanno scoperto una strada per attraversare la sofferenza e continuare a vivere, facendo della propria esperienza una testimonianza per gli altri.
Esempio di solidità umana

I figli Stefania e Alberto hanno riconosciuto nei genitori un esempio di solidità umana, libertà e gioia anche dopo una ferita tanto profonda. Come ha sottolineato don Greco, hanno visto in loro il desiderio che fosse fatta giustizia, ma senza spirito di vendetta e di odio. Al posto della disperazione, un’attesa sofferta, sostenuta dalla presenza degli amici e delle comunità incontrate lungo il cammino. La testimonianza di Paola e Giorgio non si è fermata alla loro vicenda personale. Per decenni sono stati accanto a coppie e famiglie colpite dalla perdita di un figlio, offrendo ascolto, accoglienza e sostegno. Hanno contribuito così a trasformare il dolore in un’occasione di vicinanza e condivisione, diventando testimoni di speranza per tante persone. Anche durante la lunga malattia di Giorgio e il suo ricovero in una struttura assistenziale, la presenza quotidiana e premurosa di Paola è rimasta, nelle parole di don Greco, un segno concreto della forza del loro legame. Il loro percorso, ha osservato il sacerdote, richiama il messaggio evangelico delle Beatitudini: la possibilità di attraversare le prove senza perdere la fiducia, di restare fedeli alla giustizia senza coltivare rancore e di continuare ad amare anche dopo una tragedia. Un’eredità umana e spirituale che vive nei figli, nelle famiglie incontrate e in quanti hanno condiviso con loro un tratto di strada. Il ricordo si affida infine alla speranza cristiana di un nuovo incontro con Lidia, nella luce e nella pienezza dell’amore di Dio.
Il grazie di Stefania e Alberto
Secondo il ricordo di Stefania Macchi, la madre era una donna semplice, genuina e discreta, capace di seminare tanto affetto e di costruire nel tempo legami profondi. «Aveva tantissime amiche, che ringraziamo una a una per esserci state vicine, sostenendoci con la fede e con la loro presenza fisica».
Un sostegno prezioso, che ha accompagnato la famiglia in un momento difficile, aiutandola ad affrontare il dolore con serenità e fiducia. «Ci siamo sentiti sostenuti e sereni, affidati e certi, perché lei è stata accompagnata. Dalle nostre mani è passata direttamente all’abbraccio con Gesù e poi alle mani di Lidia e papà».
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