Congresso Lega, il Fronte del Nord scopre le carte. Ora la parola ai delegati

Massimo Garavaglia e Matteo Salvini: saluto o braccio di ferro?

MILANO – Verso la pax leghista? La risposta si avrà solo domani (domenica 25 ottobre), una volta scrutinate le schede, ma dal palco dell’Allianz MiCo, la sede congressuale scelta dalla Lega, è arrivata una serie di messaggi distensivi, tra cui l’approvazione della modifica allo Statuto che introduce una segreteria politica (richiesta nordista). Quanto questi indizi siano prodromi di una quadra trovata tra Matteo Salvini e il Fronte del Nord che sostiene Massimo Garavaglia, oppure semplici abboccamenti caduti nel vuoto lo vedremo con il risultato finale che dirà molto se non tutto.

“Non abbiate paura di noi”

Tra gli interventi frondisti andati in scena al congresso, il più duro è stato quello di Massimiliano Romeo, punta dell’iceberg (che forse si è sciolto) del cambio di rotta. Certo, Romeo ha premesso di «non aver mai messo in discussione Salvini, di non essere stato lui a chiedere il congresso e di non aver mai auspicato un passo indietro del segretario federale». Ha invece ribadito di «credere in un partito federale con una segreteria allargata (la proposta del Fronte del Nord e dei governatori)». Ha anche picchiato duro sulla perdita di consensi del partito e sulla necessità di ricalibrare la linea politica per tornare a parlare alla gente e per evitare di fare come Renzi e diventare il partito del 2 e mezzo per cento. E infine si è tolto il sassolino letterario: «Assurdo che dentro la Lega c’è chi ha boicottato la presentazione del mio libro, come se i libri li possono scrivere solo la Sardone, Zaia e Salvini. In fondo il mio era un libro sulle cose che ha fatto la Lega».

Toni più morbidi quelli del doge. Luca Zaia stempera subito i toni rivolto a Salvini: «Ma cosa mangiate qui in Lombardia? Vi vedo molto agitati», dice. Poi parla della sua mozione del Nord, «lo dico per i giornalisti, è unitaria» e ricorda che la Lega non è un partito di destra e neppure di sinistra: «Questo deve diventare il nostro nuovo mantra. Non dimentichiamoci che siamo una forza liberale, e che la Lega non può essere una forza liberticida. Inoltre, la questione del Nord deve essere pilastro dell’agenda di Governo e l’autonomia deve essere l’obiettivo anche se quelli che stanno a Roma viene l’orticaria quando se ne parla».

Attilio Fontana non arretra, ma parla al passato come se le questioni che il Fronte del Nord ha messo sul tavolo fossero già state risolte e sciolte in una quadra che molti auspicano, ma che non si può dire ancora raggiunta almeno fino a domani: «Le affermazioni che abbiamo fatto nelle scorse settimane oggi le vedo riportate addirittura nel titolo del convegno “Lega di lotta e Lega di Governo” e questo mi fa piacere. Significa che qualche ragione l’avevamo. Come quando ho affermato che da parte del governo ho visto scelte che andavano nell’opposta direzione di quello che dice la Lega». E sullo spostamento a destra del Carroccio aggiunge: «Noi non siamo “né neri, né rossi, ma liberi con Bossi“. Però vedo che siamo inclinati verso una destra estrema e questo non fa parte del nostro Dna».

Salvini ha fatto l’Italia

Matteo Salvini è in prima fila. Accanto a lui c’è Giancarlo Giorgetti. Sarà un altro segnale da leggere in vista di domani? Chissà. Il Capitano ascolta tutti gli interventi. E conta i territori che apertamente dichiarano il proprio sostegno: la Puglia, la Sicilia, l’Umbria con Riccardo Marchetti che dice senza peli sulla lingua: «Abbiamo letto di tutte le polemiche e alla fine abbiamo capito che qui al Nord stavate facendo casino per le liste». Per la Toscana parla il commissario regionale Andrea Crippa, salviniano, che tira l’unica mazzata «all’unico traditore della Lega Roberto Vannacci». Un affondo rafforzato poi dalla Ceccardi, toscana, che al generale regala un: «Ne sparava una al giorno».

Tra i fedelissimi del Capitano, di solito duro e colorito, spicca l’intervento di Durigon, che prima mette in riga i leghisti che vogliono un Carroccio meno sbilanciato a destra: «Non siamo né di destra né di sinistra ma non stiamo mai con la sinistra», e poi fa un passo verso la pax leghista: «C’è un emendamento che si chiama “segreteria politica” e io sono convinto che Matteo ti chiederà di farne parte», dice rivolto a Luca Zaia, seduto in platea.

Anime remigranti e… distanti

L’ala remigrante, in Lega, è donna. Prima sul palco sale Isabella Tovaglieri e presenta il suo Piano per la Remigrazione. E poi, affiancata da Ceccardi e Sardone, sale Anna Maria Cisint, che presenta una seconda mozione sull’immigrazione e sulla necessità di controllare e remigrare. E ancora una volta il fronte remigration si fa notare per la divisione plastica: Tovaglieri (che ringrazia i firmatari della sua mozione) da una parte e Sardone, Ceccardi e Cisint insieme dall’altra.

La remigrazione divide le leghiste in Europa. Tutte contro Isabella Tovaglieri?

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