Pgt a Casorate, gli ambientalisti non arretrano: «Il bosco non è un bancomat»

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CASORATE SEMPIONE – «Signor sindaco, si faccia un giro in questo bosco: se lo immagina sostituito da un capannone? E poi ci pensi, porterebbe i suoi figli a giocare in una fabbrica?». Così Daniele Zanzi – agronomo chiamato dal Comitato Salviamo la Brughiera per effettuare una ricognizione nel bosco di via 2 Giugno, a Casorate Sempione – si rivolge al primo cittadino Dimitri Cassani, in vista della definitiva adozione del nuovo Piano di Governo del territorio, documento che confermerà l’edificabilità dell’area verde al limitare della zona industriale. «Chi distrugge un bosco – spiega Zanzi – distrugge tutta una serie di vite legate agli alberi. Basti pensare che per rimpiazzare una quercia di 30 metri, come quelle che vediamo qui, è necessario mettere a dimora ben 3.028 nuovi alberi. Questo è un vero e proprio patrimonio naturale, che dà salute e porta benefici ai cittadini». Guarda il video:

«Il bosco non è un bancomat»

Già negli scorsi mesi, in vista del primo passaggio in consiglio comunale che avrebbe sancito l’adozione del Pgt, il Comitato si era espresso contrariamente alla nuova variante urbanistica. «Un documento vecchio – spiegavano – che rischia di compromettere ulteriormente il territorio, proprio in un Comune che per anni è stato ai vertici lombardi per consumo di suolo». Fra le aree sotto osservazione, proprio il bosco comunale di via 2 Giugno: poco meno di un ettaro di verde in continuità con il corridoio ecologico e i boschi residui attorno al paese. «L’amministrazione vuole vendere il bosco per realizzarci dei capannoni», tuona ora Daniele Porrini, voce del Comitato. «L’area pubblica è stata messa in vendita con un valore stimato di circa 600mila euro per realizzare generici servizi alla popolazione, anche se non si capisce quali saranno». Allo stesso modo, secondo gli ambientalisti, «non è chiaro quale sia la ricompensazione forestale che andrebbe messa in atto se si costruisse sull’area». In ottica futura,  il timore è che «si possa anche arrivare alla monetizzazione, ma il bosco non è un bancomat». Per questo, spiega Porrini, «chiediamo che l’amministrazione riveda le sue scelte e riduca seriamente il consumo di suolo pensando al domani e non solo all’oggi».

Chi ha voluto l’edificabilità?

Nelle scorse settimane, il tema aveva già visto esprimersi l’assessore all’Urbanistica, Andrea Tomasini. «La destinazione edificabile dell’area – puntualizzava – è stata attribuita dalla passata amministrazione di centrosinistra parecchi anni fa. Il nostro piano si è limitato a confermare una previsione già presente, migliorandola con fasce di rispetto a verde». Secondo il Comitato, però, «le previsioni edilizie del precedente piano erano vincolate al primo percorso ipotizzato per la ferrovia di Malpensa. Con questo Pgt, la nuova amministrazione decide di stralciare il vincolo, facendo una folle scelta politica che potrebbe portare all’abbattimento dell’unico polmone verde rimasto a nord di Malpensa».

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